mercoledì 2 gennaio 2013

Mari-o-Monti: torna a fare il pizzaiolo!!!


Renato Brunetta denuncia le dieci falsità del documento di Monti

Nell'analisi di un anno di governo, pubblicato sul sito di Palazzo Chigi, sono almeno dieci le cose che non vanno

Il documento presentato da Mario Monti sul sito di Palazzo Chigi, a consuntivo di un anno di governo dell'esecutivo tecnico guidato dal Professore, è una collezione di falsità e imprecisioni.
La denuncia arriva da Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl, che lo ha studiato con attenzione.
Il primo punto dolente dell'operazione, come scritto ieri, è la sovrapposizione tra due personaggi incarnati nella stessa persona.
Il Monti candidato e il Monti premier collidono in un documento che non si limita a tracciare un consuntivo del 2012, elencando le vittorie - o presunte tali - dei tecnici, ma fa anche campagna elettorale, propagandando le misure che andrebbero prese in futuro.
Il documento, intitolato "Analisi di un anno di governo" è sottoposto da Brunetta a un vero e proprio factchecking. E mette in luce soltanto "le 10 falsità (più gravi)".

I dieci punti denunciati da Brunetta

1. 13 mesi fa non c’era la liquidità necessaria per pagare cassa integrazione, pensioni, spesa sanitaria e servizi pubblici essenziali. Falso.
2. 13 mesi fa i piccoli risparmiatori che avevano investito in titoli dello Stato avrebbero rischiato di perdere gran parte del loro patrimonio. Falso: l’Italia ha sempre onorato il suo debito. Affermazioni tendenziose come queste minano la nostra credibilità.
3. Grazie al clima diverso che si respira intorno all’Italia la BCE è potuta intervenire per stabilizzare i mercati finanziari. Falso: il raffreddamento sui mercati è avvenuto grazie all’intervento della BCE (non viceversa) e comunque la banca centrale è indipendente dai singoli Stati e opera in prospettiva europea (non nazionale).
4. L’idea dello scudo antispread proposta dal presidente del Consiglio italiano il 28-29 giugno a Bruxelles si è rivelata una polpetta avvelenata e, se si pensa che abbia trovato attuazione nel Meccanismo Europeo di Stabilità, ricordiamoci che questo è bloccato per i veti posti dalla Germania.
5. "Il Governo si è sforzato di ancorare saldamente l’agenda delle riforme interne agli obiettivi europei, e al tempo stesso di essere un protagonista autorevole". Vera la prima: totale aderenza dell’operato del governo italiano ai diktat degli altri paesi. Falsa la seconda: altro che protagonismo autorevole: siamo piaciuti ai tedeschi solo perché li abbiamo assecondati in tutto.
6. "Il miglioramento dello scenario economico italiano ha numerosi effetti concreti sulla vita delle famiglie e delle imprese italiane". Sì: la recessione! 
7. "L’obiettivo è di ridurre di un punto e progressivamente la pressione fiscale". Peccato che in un anno sia aumentata di 3 punti.
8. I dati relativi alle entrate tributarie e alla lotta all’evasione sono perfettamente in linea con gli anni di governo Berlusconi. Niente di nuovo sotto il sole.
9. "L’azione di governo non è stata impostata solo sul rigore ma anche sulla crescita economica". Ah si? Non se n’è accorto nessuno...
10. Un beau geste: il governo riconosce che i maggiori fondi destinati alla produttività del lavoro (2,1 miliardi contro l’iniziale 1,6) sono il risultato di emendamenti del Parlamento".

martedì 1 gennaio 2013

Quando il potere fa l'uomo... ladro! (O no?)


Le tasse sulla casa del ministro delle Tasse


Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli nel 2004 ha comprato una casa di 300 metri quadrati ai Parioli. Pian terreno con giardino. L’ha pagata poco più di un milione di euro, circa 3.300 euro al metro. Ha inoltre ottenuto un mutuo di 1,5 milioni. Come scrive l’agenzia Bloomberg, il prezzo sembra assai inferiore a quello di mercato. All’epoca dei fatti l’attuale ministro era Ragioniere generale del Tesoro. Diventò poi direttore generale e infine, grazie a Monti, ministro. Secondo gli agenti immobiliari di Tecnocasa, all’epoca il valore della casa (anche se da ristrutturare) in questa bella zona di Roma, era di minimo due milioni.
Perché riportiamo questi fatti, scovati da Bloomberg? Semplice: vogliamo seguire i consigli di Mario Monti e uniformarci alla cultura del sospetto che in tema fiscale dilaga in Italia. Vogliamo contribuire alla «guerra all’evasione». Allora chiediamo al capo delle Finanze – e cioè Grilli – di spiegarci per filo e per segno cosa giustifichi questo affarone. Lo sa che oggi avrebbe subito un accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate, visto il grande differenziale tra valore di mercato e valore pagato? All’epoca era malcostume diffuso segnare in rogito valori inferiori all’effettivo pagamento. A beneficio del venditore, certo. Ma con la complicità dell’acquirente. Possiamo essere intransigenti con il ministro dell’Economia e delle Finanze, così come i suoi uffici lo sono con noi? Ci possono essere molte spiegazioni al fatto che abbia ottenuto un mutuo superiore del 40% al prezzo pagato, ma forse non sarebbe il caso di dettagliarle? E non rispondere, come ha fatto ieri Grilli, in modo piccato e offeso. Ha mai visto Grilli come vengono trattati i contribuenti quando sono vittime (sì, vittime) di accertamenti fiscali? Ha mai visto come si svolge un contraddittorio davanti al funzionario dell’Agenzia delle entrate (suo dipendente) che, fino a pochi mesi fa, veniva premiato su quanto riscuoteva? Ecco, faccia un bagno di umiltà e si sottoponga alla stessa intransigente trafila a cui sono sottoposti 40 milioni di italiani.
Pochi giorni fa, Grilli ha detto che se le entrate derivanti dall’Imu risultassero superiori alle attese, ciò sarebbe «salutare» per l’Erario. Sarebbe «salutare» anche che ci spiegasse il suo affare ai Parioli, con estratti conto, visure, mutui e informazioni sul venditore. Insomma, che fosse intransigente con se stesso come lo è con noi italiani. Aspettiamo. E a differenza dei suoi uffici, vogliamo credere alla sua correttezza.

lunedì 31 dicembre 2012

Il regalo mio (e di Alice) per il miglior augurio di FELICE 2013!

Vorrei farvi un regalo per iniziare bene il nuovo anno.
Il miglior regalo che io possa farvi da questo blog sono le poesie che mia sorella Alice scriveva in un quaderno segreto (solo destinate alla SUA lettura) e ritrovate solo quando Dio l'ha voluta di nuovo con sè: sono poesie pesanti come montagne per il loro significato "oltre le righe" (a chi servissero maggiori spiegazioni per capirle me lo comunichi tramite "COMMENTO" così che possano essere di aiuto ad ognuno di noi) ma così lievi e soffici come il cuore puro di una bambina di 12-15 anni, come era mia sorella Alice quando le scriveva (ricordo che è volata in Cielo quando mancavano 3 mesi al compimento del 16mo Compleanno).
Ora basta parlare, vi lascio al regalo, buone feste, buon anno a tutti!

clikka qui: buona lettura!

martedì 25 dicembre 2012

dall'Italia solo brutte notizie: auguri!!!!


Tanti auto-elogi poche risposte

Il premier fa la sibilla. Dalla sua bocca non è uscito nulla di preciso

Illustre presidente Monti,
ho seguito in diretta tivù la sua conferenza, ieri, e mi aspettavo che lei facesse chiarezza sul suo futuro e anche un po' sul suo recente passato di premier: sono rimasto deluso.
Ha parlato per oltre due ore, in italiano e in inglese, ma ha eluso le questioni più importanti, direi drammatiche.
Da giorni e giorni si ipotizza su tutti i giornali (senza contare altri mezzi di comunicazione) che lei sia pronto a partecipare alle prossime elezioni politiche, in veste di capo dei centristi, ma l'unica sua affermazione in proposito è stata: «Non mi piace l'espressione “scendere in politica”, preferisco “salire in politica”».

Problemi lessicali a parte, ancora non sappiamo quali siano i suoi programmi. Dalla sua bocca non è uscito nulla di preciso, tranne la solita cantilena che sintetizzo: l'Italia era sull'orlo del burrone, poi siamo arrivati noi tecnici e l'abbiamo salvata.
In che senso salvata?
D'accordo, lei ha conquistato la fiducia di Bruxelles, di Angela Merkel eccetera; la sua presenza nelle frequenti riunioni ad alto livello europeo è gradita; allo spread è stata messa la museruola e non morde più. Però, sul piano pratico, il nostro Paese - se ci atteniamo ai dati economici - sta peggio di un anno fa: il debito pubblico è mostruosamente aumentato, sfondando il tetto di 2.000 miliardi; il Pil è crollato; l'imposizione fiscale è la più alta del mondo; la disoccupazione si è impennata; la produzione industriale e i consumi sono diminuiti; il valore degli immobili è sceso a causa dell'Imu, impoverendo i cittadini (la maggioranza) proprietari di casa.
Se il quadro è questo, e lei non lo ha corretto (segno che non è sbagliato), come fa ad asserire che il suo esecutivo ha operato nell'interesse nazionale? Scusi la franchezza, presidente: se lei gode di stima e simpatia nella Ue, ma i lavoratori hanno meno soldi in tasca in quanto pagano più tasse e rischiano di perdere il posto, e i giovani non ne trovano uno, perché dovremmo ringraziarla? Su questi punti cruciali lei ha sorvolato, benché il suo discorso sia stato straordinariamente lungo, stavo per dire prolisso e curialesco.
Da un insigne docente ci attendevamo qualche spiegazione; come si può considerare positiva la sua gestione se gli indicatori economici (escluso lo spread) sono negativi? Le assicuro: sono interrogativi che si pone chiunque sia in buona fede. Perché non li ha affrontati, ma accuratamente aggirati? Sono consapevole. La maggioranza con la quale ha avuto a che fare non le ha concesso di varare riforme radicali; quella del lavoro è stata stravolta per intervento del Pd; il taglio della spesa (come mai lo chiama spending review?) è stato osteggiato dai partiti, le liberalizzazioni sono lettera morta, e mi fermo qui per carità di patria.
Lei m'insegna che per sistemare un bilancio sbagliato bisogna agire sue due fronti: aumentare gli introiti e ridurre le uscite. Altrimenti il pareggio non si raggiungerà mai. Lei è stato costretto ad azionare soltanto la leva fiscale, e l'ha fatto con brutalità. Abbia pazienza, presidente: ad aumentare le tasse sono capaci tutti, persino gli imbecilli. Finora la famosa agenda Monti ci ha riservato l'alleggerimento delle tasche. Perché allora dovremmo sperare che venga adottata anche in futuro? Per quale motivo gli elettori dovrebbero votare quei partiti che intendono farne tesoro come se fosse il Vangelo?
Infine, alcuni dubbi: lei «sale o non sale in politica»? Eventualmente salisse, in compagnia di chi? È lecito che un senatore a vita e già premier tecnico «extra partes» si getti nella mischia dei politicanti? Mi prendo una libertà: si tiri fuori dalla bagarre e aspetti sereno il risultato elettorale. Meno si agita e più crescono le sue probabilità di abitare gratis per sette anni al Quirinale, che mi dicono sia più ospitale della Bocconi.


Auguri di SERENO NATALE a te!


Bue e asinelli cacciati dal presepe

Con gran dolore dei bambini, dei nonni e della Brambilla, quest'anno sono stati espulsi dal presepe il bue e l'asinello. Il Papa ha detto che la loro presenza nella grotta è abusiva, storicamente infondata

Con gran dolore dei bambini, dei nonni e della Brambilla, quest'anno sono stati espulsi dal presepe il bue e l'asinello.
Il Papa ha detto che la loro presenza nella grotta è abusiva, storicamente infondata. Resteranno negli spogliatoi, senza permesso di soggiorno, o al più ripescati in platea, mescolati nella folla. Non so come vivranno la grottesca cacciata, se si appelleranno alle organizzazioni animaliste o accetteranno muti, come è loro costume, con cristiana rassegnazione. Però non è giusto. Furono il primo termosifone dell'umanità, i primi radiatori viventi; hanno resistito per secoli nei presepi, da San Francesco animalista a oggi, nel ruolo di attori di spalla e testimoni degli sposi. Anche per Giuseppe e Maria erano un fiato.
Restano gli angeli, appesi a fili precari, che cadono in continuazione facendo strage di pastori e papere. Restano i Re Magi, di grandezza diseguale, uno nano sul cammello, l'altro moro a piedi, il terzo col loden che sembra appena sceso da un taxi. Tre Re su una popolazione di una decina di pastori, la stessa proporzione tra dirigenti e dipendenti alla Regione siciliana. Resta san Giuseppe deformato dall'artrosi e la Madonna di cui una è titolare e due mimetizzate sono di riserva (insieme, le tre marie fanno un panettone). E resta lui, un bambinello gigantesco rispetto al presepe, un pupone nascosto a fatica nella mangiatoia fino al 24. Ma al presepe non vale il rigore né la meritocrazia: non bocciate gli asini e non tagliate i buoi in esubero. Su, Papa Ratzinger, non faccia la Merkel.

lunedì 24 dicembre 2012


Parola di giudice: quanti errori su Sallusti

Su Panorama.it lettera ai colleghi del gip Salvini: è stata una condanna abnorme che sa di vendetta

La vicenda Sallusti prosegue peggio di come era cominciata. (...) La magistratura indubbiamente ci ha messo del suo, innescando con la sentenza un'agguerrita campagna nel mondo dell'informazione che paventava una legge-bavaglio (...) Partiamo dalla condanna, che ci doveva essere, sia chiaro.
Guido Salvini, gip a Cremona
Ho fatto il giudice penale per più di trent'anni e, tra le molte diffamazioni che mi sono passate dinanzi, anche velenose e «studiate», non mi riesce di ricordare una condanna ad una pena detentiva superiore al minimo, senza attenuanti e senza sospensione della pena. (...) Sarebbe stato forse meglio scrivere non che Sallusti è un pericolo pubblico ma che va punito duramente perché ha fatto scrivere propri articoli di critica alla magistratura: meno «tecnico», ma forse meno ipocrita.
Del resto la sentenza Sallusti ha più di una singolarità. Passata da una pena pecuniaria di 5.000 euro in primo grado per un errore del Gup, una specie di lapsus di cui il giudice si è reso conto solo in un secondo tempo scrivendo la motivazione, ad una pena detentiva molto alta è sembrata rappresentare qualcosa di più del risarcimento all'onore di un singolo giudice, tra l'altro non nominato in un corsivo che probabilmente non si è stampato nella memoria di nessuno. Assomiglia piuttosto ad una risposta «esemplare» dell'ordine giudiziario nel suo complesso, tante volte attaccato proprio dal non «rieducabile» direttore.
(...) Dal canto suo anche la campagna del mondo della stampa contro le varie proposte di legge ha contribuito non poco, e spesso in malafede, a confondere le acque. Soprattutto non è vero quello che si è letto in molti messaggi che venivano da quel mondo e cioè che la diffamazione sia un «reato di opinione». Quanto meno da due secoli per «reato di opinione» (si intende, ndr) (...) una offesa a mezzo di una falsa opinione: una specie di rapina dell'onore. (...)
In queste speculari distorsioni della realtà, il mondo della politica aveva la possibilità (...) per fare una buona riforma (...) della legge sulla stampa che risale al 1948. Un'impresa non difficile, franata in una discussione inconcludente, in imboscate reciproche.
(...) Calato il sipario in Parlamento, la magistratura è ricorsa a una toppa peggiore del buco dando l'impressione di non avere la coerenza di eseguire la sentenza che ella stessa aveva sollecitato o adottato e provocando anche contrasti al proprio interno, all'interno della Procura di Milano che ha vissuto un inedito scontro tra il Procuratore e molti suoi sostituti. È abbastanza superfluo chiedersi se il decreto svuota-carceri potesse applicarsi al caso Sallusti o no. (...). Per quanto Sallusti sia un Dreyfus antipatico a molti, compresa, buona parte dei suoi colleghi che lo lasciano abbastanza spesso trasparire, è poi evidente che sul piano morale egli ha il diritto a che la sentenza sia eseguita nei termini in cui è stato irrogata e a non «subire» misure addolcite: studiare soluzioni «in favore» di una persona che non le ha chieste e che ha fatto sin dal principio della sua condanna una questione di principio suona come una forma di violenza.
È poi abbastanza curioso che la scelta «creativa» della detenzione domiciliare sia in realtà priva di efficacia preventiva e cioè, nella logica della sentenza, non tuteli la collettività dai «pericoli» che l'hanno imposta.
Infatti da casa sua Sallusti può continuare a scrivere o a dirigere i suoi giornalisti, cioè reiterare quei comportamenti che l'hanno collocato come «socialmente pericoloso».
Intanto Sallusti, grazie alla sentenza di un giudice lungimirante, ha evitato un'altra condanna ad oltre 6 mesi di reclusione, sollecitata da una Procura tornata alla mano dura per un'evasione dalla detenzione domiciliare altrettanto simbolica quanto la fumata di spinelli dei Radicali di fronte al Parlamento.
Ma l'affaire continua. Per uscire dall'impasse (...) si parla in questi giorni di un provvedimento di grazia (...) dal punto di vista concreto e personale porrebbe fine all'imbarazzo. Ma, sul piano politico e giudiziario (sarebbe, ndr) (...) una implicita dichiarazione di sconfitta per la giustizia, che non è stata giusta e per il Parlamento che si è mostrato incapace. E non garantirebbe nemmeno nel futuro, altri giornalisti o altri direttori «pericolosi».
*Gip a Cremona

domenica 23 dicembre 2012

Quando il sesso può uccidere... (avviso alle giovani amiche)









Assumono farmaci impropri, comprati sottobanco, come il “misoprostol” o versioni contraffatte della pillola RU486. Oppure il Cytotec un medicinale antiulcera facilissimo da reperire via internet. Tutte queste pillole provocano contrazioni fortissime che inducono nel 90% dei casi l’espulsione del feto. Si muore ancora, nel 2012, peraborto clandestino

L'ultimo caso a Padova, dove una ragazza di 28 anni al terzo mese di gravidanza, è morta da sola nel suo appartamento mentre tentava di abortire con l’aiuto di un attaccapanni di ferro

Silvana Agatone è un medico non obiettore ed è la fondatrice diLaiga, la Libera associazione italiana di ginecologi. Intervistata daAffaritaliani ha parlato delle difficoltà di applicazione della legge sull’interruzione di gravidanza: “La norma rischia di diventare lettera vuota. La pratica dei cucchiai d’oro è ancora presente massicciamente sul territorio”. Nubi sul futuro: "Se la situazione rimane questa ci saranno solo aborti clandestini". E lo smercio delle pillole clandestine è diventato un racket: "Si trovano facilmente anche nelle stazioni della metropolitana"

I DATI/ In Italia 15 mila aborti clandestini all'annoDalla nave dell'aborto al dramma africano. La situazione all'estero

sabato 22 dicembre 2012

I soldi del diavolo (che però ci fanno vivere)


Quando le banche sono criminali




Quella che vi stiamo per servire è una rassegna stampa, ragionata, su quanto abbiamo letto in una sola settimana sui giornali internazionali e sui siti del Senato americano. Ci auguriamo, si fa per dire, che non ci sia un giudice a Taranto che approfondisca questa roba: altrimenti dovremmo spegnere il mondo e sequestrare preventivamente la gran parte dei vostri quattrini depositati in banca, quali corpi del reato.
Il filo rosso di questo breve compendio è rappresentato dall’attitudine criminale delle più importanti istituzioni finanziarie del pianeta. Partiamo alla grande. Con Hsbc. Banca con sede legale a Londra, ma con ramificazioni ovunque: se non è la prima banca del mondo, poco ci manca.
Questi importanti e riveriti signori sono stati pizzicati a riciclare danaro per i narcotrafficanti, per lo più messicani. E non contenti, già che c’erano, avrebbero ripulito anche qualche miliarduccio per i terroristi arabi. Secondo un rapporto di una commissione investigativa del Senato americano, ne hanno combinate di tutti i colori. Con un colpo di bacchetta magica sette miliardi di dollari (avete capito bene, il doppio dell’Imu sulla prima casa) sono stati trasferiti dal Messico agli Stati Uniti. In contanti. Tra il 2007 e il 2008. E provenienti dai cartelli della droga.
In un Paese dove se paghi con un biglietto da cento dollari ti guardano male o ti denunciano, Hsbc portava sacchi e sacchi di dollaroni oltre la frontiera messicana. E noi ci vergogniamo di Chiasso. Hsbc Mexico aveva una filiale alle Cayman senza uffici e personale, ma con 50mila conti e 2,1 miliardi di depositi bancari. 290 milioni di dollari (una quisquilia) in traveller’s cheque sono stati cambiati a favore di una banca giapponese, ma a beneficio di non meglio identificati investitori russi. Che evidentemente stavano facendo il giro del mondo, con un argent de poche in traveller’s cheque. Altrettante transazioni, apparentemente con il solo fine di riciclare danaro sporco, sono state fatte con Paesi in black list terroristica per l’America: dall’Iran alla Corea del Nord.
Martedì scorso i vertici della banca hanno chiuso una mega transazione giudiziaria. Hanno cioè pagato allo Stato americano 1,9 miliardi di dollari per i loro comportamenti. Tutto finito. Il boss della banca ha detto «sono profondamente dispiaciuto». L’Herald Tribune ha scritto: «siamo passati dal too big to fail (troppo grandi per fallire) al too big to jail (troppo grandi per la galera)». Negli ultimi anni Hsbc si è comportata come un’enorme lavatrice di banconote sporche, oggi paga un prezzo per il detersivo.
Non che la cosa sia originale. La ex Wachovia Bank, poi assorbita da Wells Fargo(una delle top five americane), era stata beccata a fare treschette con le casas de cambio messicane e si era beccata nel 2010 una multa da 160 milioni. Il doppio (320 milioni) è costato alla Standard Chartered per la violazione delle norme sulle transazioni bancarie fatte con l’Iran. Per inciso, se gli americani beccano l’Eni (tanto per fare un nome) o Finmeccanica a fare business con gli ayatollah, vengono fucilati senza processo. Altro che multe.
Dall’altra parte dell’Oceano, cioè in Europa, le cose non vanno tanto meglio. A scriverlo vengono quasi i brividi. Una dozzina di banche (ovviamente le più nobili) si sarebbero messe d’accordo per manipolare alcuni fondamentali tassi di interesse (Libor ed Euribor) e sono oggi sotto indagine. In sostanza riducevano di qualche decimale i tassi quando dovevano finanziarsi e li rialzavano al momento di erogare prestiti. Il 90 per cento degli europei ha i propri mutui ancorati a questi riferimenti, e l’idea che una dozzina di trader ogni mattina si mettesse d’accordo per stabilire i tassi a loro comodo fa impressione. Prove? Per ora qualche arresto e i consueti accordi stragiudiziali. Si dice che nei prossimi giorni Ubs sgancerà un miliardo di dollari. Royal Bank of Scotland è sulla stessa strada. Ubs si è già portata a casa una parziale immunità dai ministeri di Giustizia di Svizzera e Canada. E Barclays a luglio ha chiuso un accordo con le autorità, pagando una multa da 450 milioni.
Viene quasi da ridere a commentare i cinque arresti di un paio di giorni fa in Deutsche Bank a Francoforte e l’indagine sui suoi vertici per un banale (si fa per dire) caso di evasione fiscale e di manipolazione tributaria dei certificati verdi. Quelle sono cose che sappiamo fare anche da queste parti: Intesa e Unicredit hanno «transato» con l’Agenzia delle entrate per un totale di mezzo miliardo di euro.
C’è meno da scherzare invece su una recente nomina di Barclays: banca che oltre ad aver taroccato i tassi di interesse, è coinvolta in una lunga serie di indagini che passano dai quattrini ottenuti da un fondo del Qatar a pagamenti sospetti in Arabia Saudita. Ha piazzato alla direzione dei rapporti con le istituzioni governative, Hector Sants. 56 anni, con un passato in Credit Suisse e in Dlj, nel 2001 entra nella serissima (?) Fsa (la Consob inglese) per diventarne amministratore delegato fino a giugno del 2012. Insomma Barclays, non proprio la santa Maria Goretti della City, nomina in un ufficio delicatissimo proprio colui che per anni avrebbe dovuto controllarla, dall’Authority pubblica, senza riuscirci. Ci si augura che questa volta vigili meglio.
La zuppa, come sanno quelli che l’assaggiano da tempo, non ha un piglio moralistico (e se per questo non sbrodola per così tante righe come oggi), ma c’è un limite a tutto.
Huerta de Soto in un bellissimo libro ci ha spiegato come il rapporto tra banche e Stati sia storicamente marcio. Le prime raccolgono i depositi (semplifico Huerta) e invece di custodirli stretti nei forzieri, li prestano ai prìncipi per fare le guerre. È dunque normale che questi ultimi tendano a proteggere, con norme e regole, le istituzioni finanziarie così generose con le corone. Sono scomparsi i prìncipi e sono arrivati burocrati e politici, ma il gioco non cambia. Non fanno più le guerre (o meglio non solo quelle) ma utilizzano sempre i medesimi depositi dei risparmiatori per indebitarsi e fare spesa pubblica in deficit. Un brutto circuito. Ciò che conta, conclude De Soto, è che gli uni si appoggiano agli altri. Le conclusioni dell’economista spagnolo, ma di scuola austriaca, sono tranchant. La cronaca finanziaria di questi tempi sembra però confermare i suoi più pessimistici trattati.
Nel 2007 le grandi banche internazionali hanno creato i presupposti di una crisi prima finanziaria e poi economica. Una prima volta sono state salvate, poiché il loro fallimento avrebbe compromesso la stabilità di tutto il mondo (too big to fitica è così immune dai suoi errori. Figurarsi dai suoi ladrocini.

venerdì 14 dicembre 2012


Il Papa: "I matrimoni tra gay? Una ferita a giustizia e pace"

Nella Giornata mondiale per la pace, Benedetto XVI si scaglia contro matrimoni omosessuali: "Danneggiano e destabilizzano le unioni naturali tra uomo e donna"


Nella Giornata mondiale per la pace, Benedetto XVI ha messo in guardia dai matrimoni omosessuali che potrebbero minacciare l'equilibrio raggiunto: "La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale", afferma il Pontefice,
Non si tratta di una "verità di fede" o solo di una "derivazione del diritto alla libertà religiosa", ma di principi "inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità". Per questo, il via libera a matrimoni omosessuali "costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace".
E il Papa si scaglia anche contro eutanasia e aborto: "Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità", scrive, "Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita"
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Aridateci il Berlusca: Monti (e la sinistra) ci sta uccidendo!!!


Il debito pubblico sfonda i 2mila miliardi

In un anno di cura Monti solo lo spread Btp-Bund è migliorato, tutti gli altri indicatori fotografano un Paese sull'orlo del baratro. Ecco i fallimenti dei tecnici: guarda l'infografica

La campagna elettorale è iniziata. E, come sempre, c'è il rischio di annegare nella burrasca di dichiarazioni, denunce e promesse senza capire dove sta la verità. L'accusa mossa da Silvio Berlusconi al governo dei tecnici è stata durissima: "Non voglio dire che ci sono stati degli errori ma Monti ha seguito una politica troppo germanocentrica.
Gli indicatori economici sono tutti peggiorati, non sta a me dare giudizi, ma i dati sono tutti negativi". Il governo si è difeso tacciando l'ex presidente del Consiglio di populismo. Eppure basterebbe andare a guardare i report trimestrali che l'Istat, la Banca d'Italia, il Centro studi di Confindustria e la Cgia di Mestre pubblicano per capire che il Cavaliere ha ragione: eccetto lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi, tutti gli altri indicatori sono pesantemente negativi e il sistema Italia sta peggio rispetto a un anno fa (guarda il grafico). Basta dare un'occhiata al supplemento "Finanza pubblica" al bollettino statistico della Banca d’Italia: il debito pubblico italiano sfonda quota 2mila miliardi e a ottobre si attesta a 2.014 miliardi, in valore assoluto il livello più alto di sempre.
La cura Monti non ha funzionato. Adesso che il premier è in piena campagna elettorale preferisce non dire i fatti come stanno: accusa senza mezzi termini il precedente governo e spiega che i numeri non dicono tutto. Eppure siamo andati proprio a spulciare tutti quei numeri che ogni settimana vengono snocciolati dall'istituto di statistica per capire come sta l'Italia. Una sorta di screening del Belpaese. A insospettirci è stato il cambio di casacca fatto dalla Goldman Sachs nel giro di una sola settimana: se qualche giorno fa assicurava che l'Italia si stava tranquillamente avviando fuori dal tunnel della crisi economica, questa settimana la banca statunitense ha rivisto le previsioni minacciando una catastrofe economica. Cos'è cambiato? Il Pdl ha “sfiduciato” i tecnici e Berlusconi ha sciolto le riserve annunciando la propria candidatura alle politiche del 2013. Basta dare un'occhiata ai numeri sull'economia italiana per capire che le accuse mosse dalla Goldman Sachs, dai poteri forti di Bruxelles e dalla sinistra italiana non sono basati su dati concreti. Ci siamo fatti dare una mano dalla Cgia di Mestre i cui dati non fanno certo ben sperare. Nel 2011 il prodotto interno lordo era in crescita (+0,4%), quest'anno è letteralmente crollato (-2,3%). Una contrazione che ha subito inciso sui consumi che sono passati da +0,1% a -3,4%. “Indubbiamente in questo ultimo anno le cose sono peggiorate”, ha spiegato il presidente della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi che, però, non se la sente di “dare tutta la responsabilità” ai tecnici. Una cosa è certa: la pressione fiscale è lievitata a livelli da record. Secondo il rapporto del Centro studi della Confindustria, la pressione fiscale effettiva è “insostenibilmente elevata”: il 53,9% del pil al netto del sommerso dal denominatore. Nel 2011 si parlava di una pressione al 42,8%.
“Con Monti la tassazione è aumentata in maniera ingiustificata penalizzando soprattutto le famiglie e le piccole imprese – ha continuato Bortolussi – a mio avviso doveva avere più coraggio nel tagliare la spesa improduttiva che invece è stata solo sfiorata”. L'Imu non è, infatti, l'unica tassa che è stata introdotta dal governo tecnico. Convivere con una pressione fiscale tanto alta significa avere poche risorse per fare nuovi investimenti, creare occupazione e rafforzare sul mercato i prodotti o i servizi. “Se a questo si aggiunge la stretta creditizia che continua a penalizzare proprio il mondo dell’impresa – continua il presidente della Cgia – il quadro generale è disastroso”.
Tra gli indicatori economici solo lo spread è a favore di Monti. Viene, però, da chiedersi che utilità ha avere il differenziale sotto la quota psicologica dei 300 punti base, se il debito pubblico continua a salire. Lo stesso Berlusconi ha fatto notare che l'uso che viene fatto dai poteri forti dello spread è “un imbroglio” per “abbattere una maggioranza votata dagli italiani”. Anche in questo caso ci vengono incontro i dati della Banca d'Italia. Secondo gli analisti di va Nazionale, il debito pubblico italiano, che a ottobre ha superato i 2mila miliardi, è aumentato da inizio anno (a gennaio 2012 era pari a 1.943,455 miliardi) di 71,238 miliardi. Il 3,7% in più dall’inizio dell’anno. Non solo. Anche il mercato del lavoro ha visto un netto peggioramento, nonostante la riforma portata avanti dal ministro del Welfare Elsa Fornero che avrebbe appunto dovuto favorire l'occupazione. Durante il governo Berlusconi, la disoccupazione era addirittura scesa passando dall'8,4% nel 2010 all'8% nel 2011, per poi balzare di nuovo in avanti con Monti toccando il 10,6%. Secondo la Cgia di Mestre, il calo parte dalla contrazione dei consumi interni. “Le famiglie non spendono più, pertanto hai voglia di produrre di più e meglio – ha continuato Bortolussi – se la gente non compra più, le imprese devono ridurre la produzione e conseguentemente occorre meno personale. Non è un caso che le uniche filiere produttive che ancora reggono la sfida sono quelle che operano nei mercati esteri”.
Insomma, tutti gli indicatori a nostra disposizione decretano il fallimento del governo tecnico. In molti, adesso, chiedono di voltare pagina. Le parti sociali tornano a lanciare un appello al prossimo governo affinché si impegni a ridurre le tasse e a rendere la pubblica amministrazione meno costosa e più efficiente. "Paghiamo troppo per avere in cambio poco o nulla - ha concluso Bortolussi - abbiamo punte di eccellenza nella sanità, nell’università, nel mondo della ricerca che tutti ci invidiano. Tuttavia dobbiamo invertire la tendenza, con meno spesa improduttiva possiamo conseguentemente ridurre anche le tasse, combattendo così anche l’evasione che oggi è indotta da una pressione tributaria che ormai non ha eguali nel resto d’Europa"
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