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sabato 4 dicembre 2010

Siamo uomini (e donne) o caporali?

  Prendo spunto dall'articolo seguente per porre l'attenzione su una cosa davvero dolente: quando i superiori (come tra i laici anche all'interno della Chiesa c'è una lunghissima gerarchia, quasi militare) non sono attenti ai risvolti psicologici dei propri "sottoposti" o, ed è anche peggio, non conoscono quasi nulla di loro, dei loro problemi familiari, personali, le loro aspettative, i loro sogni ecc... fanno sempre e sicuramente dei danni, a volte anche irreversibili.

Ciò che è accaduto al diacono dell'articolo che leggerete (è una notizia di questi giorni, forse ne sapete più voi di me, sicuro) poteva accadere anche ad Alice: anche a lei hanno spostato di ben 6 mesi, prima, e dopo di altri 6 mesi, un importantissimo (per la Chiesa e per lei) momento (non ricordo se era la "vestizione" o una roba simile). Per Alice era una tappa fondamentale, era il poter finalmente diventare la "Fidanzata di Gesù" se non proprio la Sua sposa.

Alice visse questi intoppi in modo strano per il suo carattere (ma era già prossima alla morte e quindi, presumibilmente, aveva già altre sue difficoltà, diciamo più impellenti, più urgenti e sicuramente più pressanti e dolorose): interiorizzò il tutto, scrivendo solamente a se stessa (poesie, preghiere e sul suo diario segreto), per poi rimandare il confronto con gli altri (suoi amici, e parenti stretti) solo dopo le vacanze estive: aveva già appuntato a chi parlarne e cosa dire loro. 

Forse voleva essere certa che il rinvio fosse ufficializzato? O voleva sapere bene il motivo "reale" di questi schiaffoni (i motivi "ufficiali" erano: poca maturità per quel rito, prima; e poi il giungere a finire il Liceo, per il secondo rinvio)

La realtà sembra (alla luce dei fatti e delle cose che si sono sapute dopo) ancora più assurda.

Infatti sembrerebbe che i "reali" motivi che avessero spinto i "superiori" di Alice fossero un mix tra queste cose, e forse anche altre che io non vi aggiungo perché le ritengo minimali (ma forse mi sbaglio) o non ne ho in mano le prove provate:

1) la frequentazione (anche se forse era solo virtuale) di Alice con un signore sposato: lei gli voleva bene come (e forse più) di un fratello. Questo era molto mal visto dalla "capa" (credo si chiami Madre Superiora), che però per un verso la spingeva verso l'avere "rapporti con altri coetanei per capire se stava davvero la sua strada giusta era il diventare suora anziché madre e sposa" e dall'altra si scandalizzò quando mia sorella consegnò a mani di una sua amica suora un pacchetto (intonso, mai nemmeno aperto) di preservativi che Alice aveva acquistato in occasione del suo incontro con quest'uomo sposato (e oggi con una figlia, tra l'altro nata pochi mesi dopo la morte di Alice)

2) l'intercessione (malevola e subdola) di nostro padre. Ormai è accertato che mio padre lasciò un "obolo" a mani della Superiora (o della sua Tesoriera) pari a un assegno che dovrebbe essere stato di circa 20mila euroni. E questo per avere, in cambio, un freno a mano costantemente tirato a che non si arrivasse mai al "passo decisivo" (quello "senza ritorno"): un po' come nei "Promessi Sposi" ("quel matrimonio non s'ha da fare", ricordate?); ecco, qui non "s'aveva da fare" che mia sorella Alice diventasse suora

Breve parentesi: e poi ci dicono che hanno poche vocazioni? Azzarola, se chi si sente portato alla vita sacerdotale o monastica la inducono al suicidio o lo rimandano "sine die"... mi sembra una ben grande contraddizione! O mi sto sbagliando io? Chiusa parentesi


Vi sembra tutto assurdo? A me sembrava di sì, ma, crescendo, sto notando che siamo in un mondo che fa rimpiangere la jungla. Qui ci vendiamo i figli, vendiamo i loro sogni, chiudiamo in una scatola ermetica i loro progetti e la loro felicità e buttiamo via la chiave. Sembra che la gioia di qualcuno che ci sta vicino sia per noi una sconfitta, mentre il circondarci di frustrati, delusi e depressi sia un far emergere la nostra forza, la nostra bellezza come uomo o donna di successo, quello/a che non è felice (al pari di chi ci sta vicino) ma almeno ha i soldi, ha il "potere", ha la forza di poter o meno giocare con la vita degli altri....

Quindi, come non capire (anche se non giustificare) il gesto di questo povero ragazzo dell'articolo?

E come non ricordare, a noi stessi, prima che a "loro" (ai "capi" laici e a quelli e quelle ecclesiastiche), che è da falliti cronici affondare chi ci sta vicini per sentirci meno nani. Ed è da vigliacchi all'ennesima potenza fare questo di nascosto, adducendo motivazioni "elevate" (quesi celestiali), rivolte esclusivamente al bene della persona colpita, non certo a meschini giochi di potere e di denaro!

Preghiamo anche per la sua santa anima, amici. Grazie

 

 

Non diventa sacerdote,
giovane diacono suicida:
"Sono fragile, scusatemi"

di Redazione
Luca Seidita si è suicidato lanciandosi dalla Rupe di Orvieto dopo che era arrivato il "no" alla sua ordinazione a sacerdote. La Santa Sede: "Non era maturo per diventare sacerdote". Ma monsignor Scanavino: "Per me era pronto"
Terni - Un giovane diacono si è suicidato lanciandosi dalla Rupe di Orvieto dopo che era arrivato il "no" alla sua ordinazione a sacerdote. Proprio oggi la diocesi orvietana aveva reso noto che la sua ordinazione era stata fermata "per diretto intervento della Santa Sede". "Sono fragile - ha scritto il diacono in una lettera lasciata in camera sua - chiedo perdono".
Il ritrovamento del cadavere Luca Seidita si è lanciato ieri sera, tra le 21,30 e le 22, dalle mura medievali di Orvieto, da un’altezza di 30 metri. A trovare il corpo è stato un passante che portava a spasso il cane. Gli accertamenti sono svolti dai Carabinieri, coordinati dalla procura di Orvieto. Ieri sera il sostituto Flaminio Monteleone si è recato sul posto insieme ad un medico legale e ai vertici locali dell’Arma. I primi accertamenti avrebbero evidenziato sul cadavere lesioni dovute alla caduta ma non segni di violenza di altro tipo. La salma è comunque a disposizione della magistratura, che in giornata deciderà sull’autopsia.
La lettera del diacono In una lettera lasciata nella sua camera nella curia orvietana, il diacono ha spiegato di essersi suicidato per il diniego a diventare sacerdote. La lettera è stata scritta al computer, ma secondo gli inquirenti non ci sono dubbi che l’autore sia stato il diacono. Nessuna incertezza - ha confermato il procuratore - anche sul fatto che Seidita si sia suicidato. "Volevo diventare sacerdote e tutta la mia vita è stata dedicata a questo, ma mi è stato negato", così il diacono ha sintetizzato il motivo che lo ha indotto a togliersi la vita.
Santa Sede: "Non era maturo" Secondo la Santa Sede Seidita "non era maturo" per diventare sacerdote. A rivelarlo è stato il vescovo di Orvieto, monsignor Giovanni Scanavino, parlando di "divergenze di valutazione" con i dicasteri romani. "Per me era pronto a diventare prete", ha sottolineato monsignor Scanavino.

mercoledì 11 novembre 2009

Le cose che presto non potrò più dire

Questo post è di Giada (almeno credo): l'ho trovato nelle Bozze e, dato che non l'ho trovato pubblicato ho ritenuto giusto pubblicarlo ora.
A leggerlo capisco che ho fatto male a prendere il liceo scientifico, avessi fatto il classico forse avrei scritto anche io così....
Flaviaccia

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Sono troppe e non so se riuscirò a dirle tutte prima del mio 18mo genetliaco. Iniziamo. Le fonti: in genere sono cose che mi ha riferito Valeria che viveva 22 ore al giorno con Alice (spesso dormivano insieme anche di notte) e a volte pranzavano con la famiglia di Alice. Poi ci sono delle amiche e ultimamente si è aggiunta anche una "gola profonda" in seno alla stessa famiglia di Alice. Quindi, in genere, tutte cose attendibili.
GLI OSPEDALI DEL SUD. E' giunta voce che il padre di Alice ripetesse spesso che con l'insediamento del nuovo Governo gli ospedali del Sud dovevano subire una grandissima riforma in seno agli amministratori, ai manager, alle strutture, ai troppi casi di morti sospette e strane. Di gente che si ricovera per piccole cose e non torna più a casa... Le prime battute le abbiamo già viste ma le cose grosse ancora le aspettiamo
POLITICI DEL SUD. C'era un Sindaco di un paese calabrese (che ospita il corpo di Alice) che ebbe "parole dure" verso il padre. E' notizia di questi giorni del suo arresto poiché "camorrista"... E quelli degli ospedali che non avevano posto per Alice e i cui Sindaci hanno fatto spallucce? Aspettiamo anche loro? In fondo si sa che in prigione... c'è posto per tutti
GIORNALISTI "NON ALLINEATI". Sei un giornalista e vuoi scrivere cosa vedi e non cosa ti dicono di scrivere? Mo' so' 'azzacci tua. Ora rischi il posto. Quanta gente ha accettato soldi o gli è bastata la sola minaccia per non scrivere una riga su come è morta Alice? Quelli sono salvi, ma gli altri 4 o 5 "non allineati" al volere paterno che hanno scritto le loro poche righe. Poche e banalotte righe, ripeto. Anche quelli sono camorristi e finiranno in prigione?
IO Anche io vi farò compagnia in prigione? Io che non ho accettato il diktat di sparire con il cuore gonfio di amore verso un'amica che mi ha davvero aiutata e amata senza che le corrispondessi un solo cenno di aiuto quando ne aveva bisogno. Anche io in prigione.... come cantava Bennato.
BENNATO. Anche tu finirai in prigione con tutti noi. Perché? Sei "rosso" e avrai certamente votato male... Dai ti va anche di culo: se avessero vinto i tuoi "amici" finivi dritto nei gulag siberiani e lì ci marcivi, altro che "solo canzonette"... Ops, suonano alla porta: apro o non apro alla Polizia che viene ad arrestarmi? Dai.... apro.

sabato 28 febbraio 2009

Musica

Sto facendo uno sperimento per vedere se poi riesco a mettere le canzoni che piacevano ad Alice. Altrimenti vi dovrò postare i titoli, gli Autori e i testi. Ma per lei la musica era importante quanto le parole, per questo che preferiva la musica italiana a quella straniera: perché poteva capire meglio cosa si diceva senza impazzire dietro alle traduzioni. Sì, lo confesso: tra i (pochi) difetti di Alice c'era una scarsa propensione alle lingue. Straniere, intendo :-( Buon ascolto: ad Alice non so ma questa piace a me :-)) Baci

giovedì 12 febbraio 2009

Giada, cosa fai?

E' la frase che mi avete chiesto in una decina di voi. Ed ecco la risposta: da Dicembre, con l'arrivo di mio padre a casa, con lui "abbiamo" deciso che devo risolvermi da sola i casini che ho combinato aprendo questo blog e continuando imperterrita contro ogni dettato di legali e figli di p..... (opsss, scusate). Così "si è deciso" che devo mettere da parte (in un libretto di banca) 500 euro al mese per questo. Oltre a 100 euro mensili da dare all'avvocato di famiglia che mi ha chiesto 500 euro come acconto. Per guadagnare questo cosa sto facendo??? Eeeeeeeeh???? Cosa avete detto di me???? Mmmmmm..... No, non faccio quello: do ripetizioni di matematica e italiano a 6 marmocchi, per un totale di oltre 20 ore settimanali: tutti i pomeriggi, compreso (anzi: soprattutto) sabato e Domenica. Beh, inoltre ho nonna all'ospedale perché è caduta e mi si è rotta tutta (un "collo del femore") e che vado a trovarla tutte le volte che posso... Ecco cosa faccio mentre aspetto che mi ricrescano i capelli......... Ah, questa è la vista sulle ultime mie 3 classi (liceo classico). E, quindi, sulle ultime due classi frequentate anche dall'angioletto Alice: il lungo corridoio dove ci si fermava a parlare per intere ricreazioni........ Insomma ore ed ore di vita mia e sua. E, per chi le ha conosciute, di tutte e tutti gli altri compagni di scuola. Anzi, di sQuola. Hihihi....

martedì 3 febbraio 2009

La mia cameretta

In molti mi avete chiesto da che postazione scrivo e come vivo. Alcuni di voi vorrebbero avere altre foto "sexy" di me. Altre vorrebbero scrivessi un blog serio, lo so. Sono settimane che mi sento vecchia, brutta, malata, malconcia e disperata. E riguardare delle foto mi spaventa: ho foto di quando ero bambina e rivedendole penso a mia mamma. Ho foto di ora e non le voglio nemmeno vedere, per non vedere un mostro. Invece ho avuto un istante, tra i 16 e i 18 anni, che ogni settimana notavo dei cambiamenti in me spettacolari: il seno mi diventava da "stra-piatta" a quasi grande (per i miei gusti, capitemi); il culetto cresceva e si faceva largo tra gli sguardi di amici e passanti. I capelli si facevano più lisci e lucidi. Un istante e, purtroppo la mia incultura e odio verso le foto, me lo ha fatto passare via senza molti "scatti". Però ho avuto un boy a cui piaceva fotografare certi aspetti di me e rivederseli a casa sua. Forse, temo, anche mostrarle agli amici visto che tipo di ragazzo era. Proprio a lui dedico questa foto che mi ha fatta in cameretta mia. la camera è la stessa, identica: stesso casino, stesse foto al muro (c'è anche mia mamma, che carina che è in quella foto), stessi peluches e stesso pc (qui si vede solo il mouse). Solo la bottiglia non c'è più e, a giro, si trova biancheria qua e là... Avevo 16 anni e non ero felice ma mi piacevo, sapevo di piacere e pensavo di poter crescere così e aprirmi uno spiraglio nella vita. Ora ne ho 18, sono delusa di me e della vita. Amo una ragazza meravigliosa e che mi sopporta sempre. Ma che io so di non meritare e che temo di perdere ad ogni momento.......... Daniela, perdonami, ma anche io ti amo: l'unico modo per sentirmi ancora carina e desiderabile è mostrarmi per come ero, non per quello che sono ora...

domenica 1 febbraio 2009

... e continuano a chiamarmi munciasca!

Io sono terruncella, ragazzi.
Non di queste parti. E quindi smettetela di chiamarmi "munciasca": non è vero e sa di presa in giro.

Devo tutto a Caserta e poco o nulla a Monza. Non dico che odio il nord Italia, affatto. Direi una bugia. Ma il sud per me è stato tutto, in bene e in male. Più esattamente a Caserta. Non Napoli, Caserta.

Nel lontanissimo 4 novembre 1990 nasceva la sottoscritta. E nasceva con il nome di Giada e il cognome di Giorgi, cognome di mia mamma, poichè i miei non erano ancora sposati e, da quanto diceva mia madre, non solo mio padre non voleva sposarla ma non avrebbe mai voluto aver figli. Meno che meno figlie!
Difatti sono rimasta figlia unica, mica per un caso. Quindi sono stata riconosciuta solo da mia mamma e il primo cognome che ho avuto è stato il suo

A meno di 5 anni ero già a fare il primo esame scolastico: per essere ammessa in 2a elementare. I miei si erano sposati e dicevano che io ero troppo intelligente e meritavo questo enorme salto di qualità. L'unica cosa che mi ha portato è stato quello di poter conoscere, dopo molti anni, Alice.

Per il resto entrare così piccola in mezzo ai teppisti campani mi ha resa fragile, insicura, chiusa di carattere. Lo "scarafaggio" è nato lì.
Sempre a Caserta ho conosciuto l'amore, il vero grande e unico amore: Patrizio. Peccato che era mio cugino e che quando i miei mi hanno scoperta a limonare con lui mi hanno bastonata a sangue poiché "è fortemente disdicevole che una ragazza di siffatta famiglia abbia relazioni con un cugino". Ma questa loro reazione ha moltiplicato per mille il mio amore per lui.
Sempre a Caserta il mio unico vero amore è morto: sul sedile posteriore di un motorino, senza casco (a Caserta non usano il casco nemmeno oggi). Era la prima volta che conoscevo la morte. Poi non si è mai più allontanata da me.

Poi mio padre trasferì tutta la famiglia in Lombardia, per lavoro. Ma ogni scusa era ottima per tornare giù: le feste di Natale, di Pasqua, Agosto e perfino il "Ponte" creato dai miei tra il giorno dei morti (2 novembre) e il mio compleanno (il 4): di ogni anno. Ogni stramaledettissimo anno!
Anche quello del mio dodicesimo compleanno: festeggiato a casa con i miei e un numero impossibile di amici e parenti, in casa, nel giardino, nella tavernetta, dappertutto. Quel 4 novembre 2002 mi sono ritrovata in bagno a vomitare. E mentre davo l'anima al cesso ho visto che su una gamba mi colava del sangue. Non avevo dolore e sapevo a malapena dove fossi, da quanto ero ubriaca.
Da quel giorno pensai che ogni volta che bevevo alcolici mi sarebbe uscito sangue dalla passerina. Solo dopo diversi giorni mi accorsi che ero "diventata donna" e che lo dovevo a un "cuginetto sveglio".

Per disgrazia della mia poca cultura sessuale fui costretta a bere champagne a capodanno e nella notte mi sono svegliata appicicaticcia tra le gambe e con le mutandine piene di sangue. Quei mutandoni furono arrotolati in un quintale di carta igienica e fatti sparire nella pattumiera, mentre in bagno mi "curavo" da ferite inesistenti. E che sarebbero tornate ogni mese, mese e mezzo. Cioè pochi giorni dopo che mi scoprivano bere vino. Non ho mai detto una sola parola di questo a miei e a nessuno, era il mio segreto. Ogni tanto scomparivo e andavo in bagno anche 10 volte al giorno dicendo che avevo mal di pancia. E in bagno mi ripulivo e mi mettevo chili di carta igienica tra le gambe per non sporcarmi. Ero diventata bravissima a fabbricarmi degli assorbenti con un solo fazzolettino di carta: erano i miei migliori origami.
Poi me li infilavo più su che potevo e ancora non sapevo che avevo appena scoperto i "tampax". Solo nell'estate del 2003, sempre a Caserta, una mia cuginetta mi spiegò che l'alcol non c'entrava ed io avrei potuto diventare mamma. Non le ho mai creduto, almeno fino ai 14-15 anni.

Invece a Monza ho conosciuto la solitudine, l'essere respinta poichè "non di loro", l'essere derisa per il mio accento terronico, il rimanere sola per giorni e giorni. Uscire di casa per giocare e rimanere a giocare da sola nei giardini. Uscire con mamma e tornare piangendo perché non è possibile che una bambina introversa fino alle budella si possa inserire in una città che non la considera: la ignora e la deride. Le prende gli anni più belli e li sbatte in faccia.
A Monza ho visto mia mamma all'ospedale e mia mamma in chiesa, dentro una cassa di legno scuro.
A Monza ho conosciuto le cose peggiori di me: il mio egoismo, la mia timidezza malata, il poco rispetto verso me stessa e i miei oggetti, l'odio verso chi comanda e i prepotenti. Ho conosciuto un angelo e da un fine scuola e l'inizio l'ho perso e non mi sono ancora resa conto di quanto ho davvero perso. Grazie a lei ho conosciuto tante amiche, persa lei ho perso anche le amiche. Una coincidenza? Se credessi alle coincidenze ora mi sarei impiccata in camera.
Per riscoprire cosa è l'amore e quanto è bello vivere dovevo andare a Riccione. No, amici miei, non potete continuare a chiamarmi munciasca. Non è giusto per me e per questa città

mercoledì 31 dicembre 2008

Giuro, non volevo

Mi ero ripromessa di non aprire più il blog almeno fino al mio ritorno a casa, ma la noia è tanta e le palle ancora mi girano (come in quella canzone di Jannacci, ricordate?)
Tra pochissimi minuti chiudo un anno di merda, iniziato con la nascita di Michele, figlio di una ex compagna di classe, con il matrimonio ecclesiastico della sua mamma, con la nascita di un primo blog, con la scoperta di amici cari e di nemici vigliacchi.
Insomma, alti e bassi, come sempre.
E ora che l'anno bisestile è finito, vediamo il prossimo....
Ah, TANTI AUGURI A TUTTI (io mi infilerò da qualche cavolo di parte a brindare, spero da sola.....)
Come dimenticarsi dei lettori maschietti? Tanti auguri anche a voi e.......... SOGNI D'ORO!!!

giovedì 25 dicembre 2008

Tanti auguri

Sono in un lussuosissimo albergo a Roma. Mia nonna dorme da più di due ore e mio padre sta in sala a conversare amabilmente con una baldraccona (ops, cortese signora in abito rosso vivo scintillante) e io mi sto rompendo l'impossibile. Non posso nemmeno bere alcolici perché in contrasto con gli antidolorifici (e altre schifezze) che prendo, così ho pensato a voi. Un bacio e tanti dolci auguri Giada

martedì 23 dicembre 2008

E ora mi tocca.... il Papa

Ecco come è mio padre: vulcanico. Non ci sono altre parole per descriverlo. Non mi telefonava da quasi due mesi ma leggeva il blog. Non per farmi gli auguri per il 18mo compleanno, no. Non per sentire se la nonna fosse viva o no. Per il Natale con la figlia ai minimi termini... E quando ha letto che sono stata male ha chiamato e ha deciso di trascorrere il Natale con noi. Cioè, mi correggo: ha deciso di frullarci anche a Natale. Ora si va a Roma per incontrare il Papa (ma poi lo si incontra davvero o è andato in ferie a Castel Gandolfo?) per la sua solenne benedizione. Poi chissà... E intanto mi trascinerò dietro a lui e alla nonna, sbuffanti e a pezzi. Ah, la novità di oggi? Vi ricordate il mio precedente post al punto 6 dove rispondevo ad una ex compagna di classe? Sarà un caso ma guardate cosa si legge sulla staccionata di fronte al mio portone (un paio di metri dove stava la povera moto e proprio in faccia a chi esce da casa mia)? Mah, riprenderemo il blog a dopo le feste, sempre che mio padre deciderà di non trasferirci tutti in Kuwait :-)))) Smetterla? E perché mai!? Buone feste a voi che potete..... Un bacio

domenica 21 dicembre 2008

Risposte alle vostre domande

Mentre i miei vecchi si godono il meritato riposo io faccio presenza qui come attestato di esistenza in vita, intanto mi prendo due minuti per rispondere in ordine sparso a qualche vostra domanda che mi avete fatto via mail e via sms. 1) Non bevo alcolici da una "vita" e quindi mi reputo lucida nei pensieri, per quanto possa il mio criceto che ho nella testolina supportarmi 2) Ritengo impossibile che una donna, qualsiasi donna, possa portare un paio di jeans senza mutandine. A meno che non sia nei pressi di un pronto soccorso già allestito per lei. Inoltre io le indosso sempre, garantito (fidati) 3) Attualmente non ho alcuna intenzione di incontrare nessuno, men che meno chi non conosco già e non consideri più che innocuo. Il futuro è nelle mani di Dio e come tale non a mia portata. 4) Una fidanzata si distingue da una suocera per una miriade di cose, una di queste che non ti chiede nulla in cambio di ciò che ti dà. Nessuna eccezione. 5) Sono cattolica ma per nulla perfetta e tra i miei innumerevoli difetti c'è anche la difficoltà al perdono. Però credo nella giustizia terrena e ancor più in quella divina, quindi evito di mettermi alla stessa stregua di cialtroni, figli di puttana ed assassini 6) Allo stato attuale non ho nè "ganzi" nè "gonzi" accanto a me e rispondo appieno solo delle mie azioni, però difendo totalmente ciò che "l'amico in questione" ha scritto sulle mie vecchie compagne di classe 7) Ringrazio Viviana, Marco/odx, Claudio, Carlo e tutti quelli che mi sono stati vicini in questi giorni di m..da. Ringrazio anche Marco Opp. per essere stato di parola e spero gradirà quanto promessogli (appena riesco, giuro) Un grosso bacio a tutti i buoni e buone feste

domenica 14 dicembre 2008

S.Gaspare del Bufalo

Il dolore alle dita della mano sinistra è troppo forte e solo con la destra ho seri problemi a scrivere, specie le lettere maiuscole dove devo usare il control, cioè 2 tastini contemporaneamente. Così vi posto le cose usando copia e incolla, spero vi piaccia lo stesso. Un bacio a tutti e una preghiera: non prendetevela gli uni con gli altri, abbiamo una giustizia terrena ed una divina: io credo in entrambe. Giada
San Gaspare del Bufalo Nato a Roma il 6 gennaio 1786 da Antonio ed Annunziata Quartieroni, fin dai primi anni si fece notare per una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e per segni non dubbi della chiamata alla vita religiosa. Tentò anche di fuggire di casa per recarsi ad evangelizzare i pagani, sognando la gloria del martirio. Completati gli studi presso il Collegio Romano che in quei tempi, data la soppressione della Compagnia di Gesú, era diretto dal clero secolare, nel 1798 indossò l'abito talare e si diede ad organizzare opere di assistenza spirituale e materiale a favore dei bisognosi. Si deve a lui la rinascita dell'Opera di S. Galla, della quale fu eletto direttore nel 1806. Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808, intensificò l'apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in S. Maria in Pincis e specializzandosi nella evangelizzazione dei «barozzari », carrettieri e contadini della campagna romana, che avevano i loro depositi di fieno nel Foro Romano, chiamato allora Campo Vaccino.
Per la Chiesa, intanto, correvano tempi duri: nella notte dal 5 al 6 luglio 1809 Pio VII fu fatto prigioniero e deportato. Il 13 giugno 1810 Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà a Napoleone e venne condannato all'esilio e poi al carcere, che sostenne con animo sereno per quattro anni. Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise le sue forze e la sua vita al servizio del papa. Pio VII gli diede l'ordine di dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale dell'Italia e Gaspare abbandonò la città, la famiglia ed ogni altro suo progetto per dedicarsi totalmente al ministero assegnatogli, al quale attese per tutto il resto della sua vita, con zelo instancabile.
Quale mezzo efficacissimo per promuovere la conversione dei peccatori, per debellare lo spirito di empietà e di irreligione, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú e ne divenne ardentissimo apostolo. Si attuava cosí la predizione fatta dalla pia religiosa suor Agnese del Verbo Incarnato nel 1810, da lei confidata al suo direttore spirituale, Francesco Albertini, in seguito direttore di Gaspare e suo compagno di prigionia secondo cui, in tempi calamitosi per la Chiesa sarebbe sorto uno zelante sacerdote il quale avrebbe scosso i popoli dalla indifferenza mediante la devozione al Prezioso Sangue, del quale egli sarebbe stato la « tromba ». Non minore fu la pietà verso Maria S.ma: s'era impegnato con voto a difenderne l'Immacolata Concezione; la scelse in seguito come guida di tutte le sue missioni, cui Maria presiedeva col titolo di « Madonna del Calice »; con la sua immagine ottenne molti prodigi e insperate conversioni. Per meglio raggiungere il suo nobile intento, il 15 agosto 1815 fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, a cui si iscrissero uomini di grande santità, come il ven. servo di Dio d. Giovanni Merlini, Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX, Biagio Valentini, Vincenzo Tani ed altri ancora, morti in concetto di santità. Nel 1834, inoltre diede inizio all'Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, coadiuvato dalla b. Maria De Mattias, che egli stesso aveva chiamato a tale missione. Le due famiglie religiose trovarono il terreno fecondatore nella Pia Unione del Preziosissimo Sangue, oggi Unio Sanguis Christi, che insieme con Francesco Albertini, Gaspare aveva istituito fin dal 1808, a vantaggio di tutti i fedeli e che si era propagata in Italià e in altre nazioni.
L'apostolato di Gaspare segnato da fatiche e sofferenze non comuni, benedetto da Dio con frequenti manifestazioni soprannaturali, fu di enorme efficacia. Al suo passaggio fiorivano la fede e la pietà cristiana, cessavano gli odii e il malcostume, si verificavano strepitose conversioni. S. Vincenzo Strambi, che gli fu compagno in qualche missione, lo definí « terremoto spirituale »; le masse lo acclamavano « angelo di pace ».

Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in parti colare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertí intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica. Per questo era chiamato col titolo glorioso di « martello dei settari ».

Ma un'altra piaga vessava lo Stato Pontificio, come, del resto, anche altre regioni: il brigantaggio. Sorto all'inizio come reazione all'occupazione francese, al fisco e alla leva obbligatoria, degenerò presto in vera delinquenza organizzata. Orde di malviventi si diedero a rapine, a vendette e a violenze, calando dai loro sicuri rifugi sui monti. Pio VII e poi i suoi successori Pio VIII e Leone XII avevano tentato di estirparne la piaga, ma senza successo. Leone XII, allora, dietro consiglio del card. Belisario Cristaldi, affidò la rischiosa impresa a Gaspare, che, con le sole armi del crocifisso e della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la terribile piaga nei dintorni di Roma ed a riportare pace e sicurezza tra le popolazioni.
Morí a Roma il 28 dicembre 1837, in una stanza del palazzo Orsini sopra il Teatro di Marcello. S. Vincenzo Pallotti vide la sua anima salire al cielo in forma di stella luminosa e Gesú venirle incontro.
La fama della sua santità si diffuse subito anche fuori d'Italia specialmente in Francia, sia per la guarigione di Francesca De Maistre, figlia del governatore di Nizza e nipote di Giuseppe De Maistre, sia per opera di Gastone de Ségur, che lo fece conoscere con la parola e gli scritti e di Pietro Giuliano Evmard, fondatore dei Sacerdoti e delle Ancelle del S.mo Sacramento, che esortava pressantemente ad invocare Gaspare quale apostolo della devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú.

Fu beatificato da s. Pio X il 18 dicembre 1904 e canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954 in piazza S. Pietro. Il suo corpo riposa a Roma nella chiesa di S. Maria in Trivio. Giovanni XXIII°, nel discorso tenuto in S. Pietro il 31 gennaio 1960 per la chiusura del sinodo romano, ha definito Gaspare: « Gloria tutta splendente del clero romano, che fu il vero e piú grande apostolo della devozione al Preziosissimo Sangue di Gesú nel mondo ».

venerdì 12 dicembre 2008

Cavalieri si nasce, assassini lo si diventa

Oggi non volevo inserire la frase celebre perché sono proprio incazzata e depressa, ma, per dispetto verso certi lettori, lo farò lo stesso. Yogi Berra: "Se non andate ai funerali degli altri, loro non verranno al vostro" Cronaca di una lunga assenza dal blog. Da settimane che quasi ogni sera e a volte 4-5 volte nella stessa sera sono costretta a scendere dal portone e a sfilare un ferretto/graffetta infilzata nel citofono che fa suonare continuamente il mio campanello. Stufa di questo e di dove stare in eterna veglia notturna per un imbecille, ecco l'idea del genio: non aspetto in casa ma faccio ronda intorno al palazzo. La mia idea fu stroncata nel giro di sei notti (avevate notato che non vi scrivevo più di notte, vero?) quando scese su Monza un gelo siberiano. Da qui il genio mostra il suo vero volto: attendo sì fuori casa ma sulle scale, dentro il portone. Mossa astutissima, posizione felice e.... tanti cordiali saluti ai vicini di casa dagli occhi strabuzzanti e dalle frasi stupide come loro. Ho trascorso quattro nottate con il cellulare in modalità foto notturne in mano, la chiave di casa dall'altra e pronta a tutto come una 007 ormai in carriera. Ero certa che la mia idea avesse la migliore fortuna quando vedo un tipo (descritto molto bene alla polizia) adulto che si avvicina al citofono e sembra armeggiarci su. Mi alzo, punto il cellulare e... scatto. Scatto una sega di nulla perché quel figlio di p... che ha progettato il Nokia 6151 ha previsto che dopo una lunga assenza senza fare foto la modalità "fotografia" si mette in stand by. Il tipo mi vede dentro e fa qualcosa, io giro i tacchi e procedo lestamente verso casa mia, al primo piano. Non appena mi volto puntando dritta verso la prima delle due rampe di scale sento che qualche vicino di casa, "furbacchione", ha aperto il portone. La mia fuga si fa pazza, perdo una ciabatta sulle scale ma me ne infischio, mi infilo il cellulare negli slip e scelgo la chiave di casa; la infilo nella toppa di casa ma questa stronza non gira, si inceppa. Tiro fuori la chiave per vedere se è quella o l'ho sbagliata e la mia testa si infila a velocità 100 km/h contro lo stipite del portoncino di casa. Mi giro, guardo in faccia la morte e il bastardo che in quel momento la rappresenta e non capisco più nulla: so che l'ho morso, graffiato, tentato di accecarlo e lui mi ha sbatacchiata per terra. Ho un flash di me che sto per dare una clamorosa musata contro uno scalino e d'istinto decido di girare la testa e salvarmi i denti, ma a scapito dell'orecchia destra e del mento. Mi ricordo un fortissimo colpo ricevuto in pancia che mi ha lasciata a bocca aperta mentre lo guardavo e sapevo che stavo incontrando mia mamma. A meno che non uscisse quella deficiente che ha aperto il portone alle 5 di mattino a uno sconosciuto! Il resto non lo so. Ho visto due foto di me a terra con un'aureola di sangue intorno alla mia testa, io sembro morta, bianchissima. Le foto sono state scattate dalla figlia dei miei dirimpettai, mentre l'ambulanza veniva a portarmi via. Io riprendo a raccontare davanti a due medici che mi guardano dall'alto in basso e si parlottano tra loro. Quando inizio a capire qualcosa sento dire che "va tutto bene, tua nonna è in ingresso e ti aspetta". Invece stava pregando: pregava per la mia vita, pregava per la mia testa che dopo certe botte così forti inizi a ragionare meglio di prima. Pregava San Gennaro e un santo dal nome buffissimo ma "potente assai" per mia nonna: San Gaspare del Bufalo. Ora sono a casa (da ieri pomeriggio) e sto bene, se ci eccettua metà viso gonfio e bluastro, tre fratture alle dita anulare e medio della mano sinistra, due costole incrinate, una "rima" nel bacino. Mi hanno rasata a zero in testa e bucata polsi, dita e avambracci peggio di una tossica. Dolore in ogni millimetro quadrato di me, dentro e fuori, soprattutto nel mio orgoglio di donna ferito a morte davanti e dietro lo specchio. Un grande sabato mattina insomma. Ora dopo una settimana dall'incontro di un vero assassino riprendo a scrivere. L'avvocato amico di mio padre deve pur vivere ed io gli sto dando più cause di molti suoi affezionatissimi clienti: sia civili che penali. Mi dicono che ho una certezza: qualcuno prima o poi mi rimborserà tutto questo. A meno che non sia un nullatenente disperato...... E disperata, ora, lo sono io: perché mia mamma non mi ha voluta con sè?

giovedì 4 dicembre 2008

Amore o amicizia?

Penso, dunque sono single. (Lizz Winstead) Quando incontravo un amico simpatico ma brutto e "appiccicoso" e questi mi ossessionava con la domanda tipica dei teenagers innamorati "Giada, usciresti con me?" o, peggio, "ci fidanziamo?" la risposta preconfezionata era: "sei un carissimo amico, perché rovinare tutto mischiando amicizia con l'amore?" In genere ci rimanevamo malissimo, offesi nell'onore. Si erano esposti ed erano stati rifiutati. Anzi, peggio: ti avevano dato in mano un'arma per ucciderli davanti ai loro migliori amici. O ai peggiori nemici, a scelta. Ieri notte questo è capitato anche a me. Sono arrivata ad un punto di "cottura", di innamoramento, di perdizione verso un'amica che, dopo giorni di interminabili telefonate, di risate, di pianti, di accenni, gliel'ho detto: "Amore ci fidanziamo?" Devo dire che è stata dolcissima e non mi ha umiliata: "Credo che tra me e te ci manca solo fare del sesso tra noi. Se è questo ciò che vuoi scordatelo. Per il resto siamo già.......... AMICHE!" Non mi sono infilata nel discorso, altrettanto interminabile, del "ma cosa volevi dirmi con......" ma, dopo una notte interamente trascorsa a pensarci su ora credo di aver capito: cambia la frase ma il concetto è sempre lo stesso :-(((

mercoledì 3 dicembre 2008

Auguri Asia (in ritardo) e buon Natale (in anticipo)

Persino gli amici più inseparabili non possono partecipare l'uno ai funerali dell'altro. (Kehlog Albram) Ok, vi confesso che sono un bel po' giù: ogni volta che arriva il Natale mi ricordo di mia mamma che attese di festeggiarlo con mio padre e me prima di sottoporsi ad accertamenti per un "doloretto". Prima della fine dell'anno già sapevamo che ci stava per lasciare e 42 giorni dopo se ne andò per sempre, lasciando nelle ultime settimane della sua vita il peggiore ricordo che ho di lei. Però non voglio togliere a nessuno il gusto della meritata festa e quindi..... magari io soprassiederò e vi parlerò di altro. ieri una mia ex compagna di classe ha compiuto 20 anni: auguri di vero cuore Asia e, se ti ho detto o scritto qualcosa di male, perdonami. Il mio ricordo di te è buono. Molto buono se togliamo quei 2-3 mesi che ti eri incaponita con un'altra nostra compagna di classe per farla abortire "a tutti i costi" anteponendo la sua libertà a non essere madre al diritto alla vita del più debole in gioco.

martedì 2 dicembre 2008

Ogni promessa è debito.

Alessandro Bergonzoni: "Di questo potrei parlare all'infinito, ma odio Leopardi e tutti i poeti da pelliccia."

A proposito di pelliccia, infatti, volevo pagare il pegno promesso: ho fatto un sondaggio e mi avete risposto per 66 % che vorreste un blog su di me e magari un po' spinto e per il 33% rimanente che dovrei continuare a parlarvi dell'angelo Alice. Così ora pago il mio pegno e da domani riprendo a parlarvi dell'angelo e di me, come è d'altronde il titolo del blog. Eccomi in un flash nell'albergo di Riccione dove ho alloggiato in vacanza. Devo chiedervi di chiudere gli occhi perché, lo so, un seno bicolore fa schifo. Ma la colpa è tutta di mio padre che mi ha sempre impedita di prendere il sole integrale come avevo fatto soltanto per un'oretta (prima che mi beccasse; stavo per scrivere "prima che mi scoprisse", ma ero già abbondantemente scoperta....) Ah, a scanso di equivoci: io tifo Monza calcio e Caserta basket, non sono.... juventina (tetta traditrice) P.S.: ho dovuto coprirmi parzialmente il viso perché, tra i lettori c'è anche mio padre che già è incazzatissimo con me... Ed ecco l'altro mio pegno, ma stavolta verso una cara amica: Daniela. Sono più che sicura che il voto contro il blog su di me in versione hard sia stato il suo e difatti, appena messo su il blog, mi ha detto: "se metti foto tue di nudo le devi mettere anche di me" Ho indagato a lungo se questa frase fosse dettata da gelosia (vuole dire che mi vuole bene, no?) o da altro (egocentrismo? Protagonismo? Hehehe), ma senza fortuna. Vabbè, mi serve per farmi perdonare la tetta juventina...

giovedì 20 novembre 2008

Commovente, da leggere

Non so come mai (sì, lo so, tranquilli) ma la storia che vi chiedo di leggere mi ricorda moltissimo la gentilezza ed il cuore puro di Alice. O forse la sto idolatrando io e lei, invece, non era così? 

No, no: l'ho conosciuta troppo bene per dirvi che non sto esagerando su di lei, era davvero una persona speciale, troppo rara per perderla senza sentirne la mancanza... 

Un bacio a te, Alice, ormai 18enne angelo del Paradiso 


Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.  
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.  

Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. 
L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. 
Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni. 
Ne fui sorpreso, e gli chiesi. "E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?" 
L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: "Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei" 

Dovetti trattenere le lacrime... 
Avevo la pelle d'oca e pensai: "Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita". Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.  

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. 

Spero condividerai questo messaggio con qualcuno cui vuoi bene, io l'ho appena fatto, condividendolo con voi.

La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.  

Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia come te, come tutti noi...

domenica 16 novembre 2008

Da ridere (voi che potete): la telefonata

L'ho scritto ad un grande amico conosciuto nel web e ho chiesto ad un amico avvocato se potevo pubblicarla, così com'è, nel blog. Lui me l'ha sconsigliato perché, dice, "sembra io prenda in giro una persona". Ma quella persona sono io. Sono io che ho "subito" la telefonata e sono sempre io che sono rimasta allibita di fronte a tanta tracotanza e... faccia di "bronzo". Quindi vi pubblico la telefonata che mi è arrivata un giovedì di fine ottobre (credo il 23)
Mi telefona "uno" e... Giada - pronto Il tipo - la signorina V...? G - ehm... no, forse no; cioè..... sono Giada Tipo - Giada V....? G - Sììììì? T - io sono il padre dell'oggetto del tuo blog... G - chiiii? T - tu non stai vedendo la montagna di merda che ti sta cadendo in testa. Vero? G - Cosaaaaa? T - cancella tutto finché sei minorenne... G - scusi, con chi parlo? T - mi sono rotto il cazzo di perdere tempo con minorati mentali........... G - chi, io? T - .... con i soldi che tuo padre risparmierà di avvocato ti può trovare un buon psichiatra G - psichiatra???? T - a te lo psichiatra serve, non un blog. G - a meeee??? Cosa, a meeee???? click Sono cose che ti lasciano a bocca aperta, col culo stretto e con una domanda in testa: ma ho davvero parlato col mitico padre di Alice? Nei giorni successivi ho avuto la certezza di quanto ho istintivamente "capito": avevo parlato direttamente con l'incazzosissimo "mitico" padre di Alice, quello che mi fa scrivere raccomandate e telegrammi dal suo avvocato con studio a Milano, Firenze e Roma. E tutto perché non vuole che sua figlia sia ricordata per quello che era: una stupenda ragazza, dentro e fuori, con un carattere solare ed una voglia di vivere contagiosissima; con un sogno nel cuore: diventare "sorella di tutti" e portare, così, un sorriso a chiunque avesse perso la speranza di vivere e di "combattere" per un Mondo migliore. E chi li capisce gli uomini!

venerdì 14 novembre 2008

Ci sono altri ed... "altri"

André Gilde: "Bisogna lasciare la ragione agli altri perché questo li consola di non aver altro."

A me scoccia moltissimo dover inchinare la testa a chi ha torto solo perché è lui il più prepotente e il più pieno di soldi. Ho amici che mi chiedono di parlare solo di Alice e un sondaggio che finora dice che vorreste che vi parlassi solo di me e magari in versione, ehm... "estiva".

Tutto questo mi confonde: la notte dormo pochissimo causa continui scherzi idioti, di giorno giro a piedi per un altro scherzo cretino e per tutte le 24 ore dovrei adattarmi al volere del padre di Alice che mi vuole "fuori dalle palle"? Ma andiamo, suvvia... siamo seri.

Fatemi solo capire in che direzione andare ed io la seguirò: ho mucchi di poesie, racconti, storie, temi, sondaggi, aneddoti, ecc ecc di Alice e su Alice e quindi il parlare solo di lei potrebbe comportare anche un anno di vita del blog.

Ma ho anche la possibilità di mandarvi milioni di foto mie, magari come "mamma mi ha fatta" se volete...

O chiudere tutto!?

Lo spirito del blog però era quello di portare a conoscenza di tanti cari amici che gli angeli esistono e che sono in mezzo a noi; bisogna avere l'occhio allenato per riconoscerli al volo senza doverli inseguire dopo che li abbiamo persi... come è successo a me.

martedì 11 novembre 2008

In amore e in guerra...

Benjamin Whichcote: "Nessuno arrossisce al buio." Benny Hill: "Come chiami un uomo che sposa un altro uomo? Parroco." Giada: come chiami un uomo che sposa due donne? Parroco. Ok, faceva schifo... ma sono troppo presa di lei e poi non posso più dirvi di Alice perché tutti, amici per primi, vogliono che smetta. Dato che anche io non arrossisco al buio ho dovuto dichiarare il mio amore a Daniela Franco via chat. Proprio vero, caro Benjamin E poi la guerra ormai è dichiarata e a dichiararla non sono stata io, giuro.

domenica 9 novembre 2008

La Giada innamorata

Lo so che è patetico ma la cosa tragica è che molti miei amici e mio padre sanno dell'esistenza di questo blog e, mi hanno confessato, ogni tanto ci fanno un giro e leggono. Ora, finché leggono dell'angelo che ho incontrato o di miei discorsi vuoti, ok, mi sta bene. Ma quando, come ora, voglio fare "outcoming" mi viene la pelle d'oca. Ebbene sì, ho tutte le caratteristiche della ragazza innamorata. E il brutto è che ho deciso di dirlo alla persona amata (in una chat, per telefono mi vergognavo) e questa non mi ha uccisa. Alla fine ho chiesto se potevo ricopiare sul blog l'intera chat ma mi è stato proibito e così vi farò solo uno striminzito sunto. Giada: penso di essermi innamorata. Daniela: di chi? Giada: di te. Daniela: come "innamorata"? Giada: voglio stare il più possibile con te, farti felice ecc ecc... Daniela: beh, anche io con te, e allora? Giada: allora siamo lesbiche o, forse, bisex Daniela: ma perché? Tu mi vorresti "fare"? Giada: io no e tu? Daniela: a me piacciono gli uomini e solo che ne ho avuto fin troppo da loro e così preferisco "amare l'amore" Giada: cioè un'altra donna? Daniela: cioè l'amore! Un'altra persona che sta bene con me e che desidera il mio bene. Tutto qui. Nessuna complicazione Giada: ma tu non desideri fare sesso? Daniela: con te? no! Con un uomo magari sì, ma quando ne ho avuto l'opportunità mi ha deluso: o nel sesso o poco dopo, come uomo Giada: quindi non mi devo vergognare se dico che io amo Daniela Daniela: beh, dici che tu ami Franco (il mio cognome) Così ora dico: io amo Franco. E mi sento bisex. Merda!! Buona notte, amici