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giovedì 17 novembre 2011

Una preghiera tristissima

Riprendo un vecchio "post" per dare un altro contributo in merito.



Mia sorella Alice doveva essere stanca dentro, quello che io chiamo "a pezzi", per scrivere:

Sempre più spesso mi accade di non sopportarmi più.
Come posso chiedere agli altri di starmi vicino se anche io vorrei fuggire lontana da me?
Gesù non mi abbandonare anche Tu: perdonami e aiutami a seguire le Tue orme, ovunque esse vadano.
Io ti amo!



Ecco, la cosa che balza più agli occhi di chi la conosceva bene (nelle cose da lei scritte, ma soprattutto in come parlava), lei non usava mai il pronome "io": era come se lei venisse sempre dopo, o non ci fosse proprio; invece, in questa che potremo davvero definire preghiera (comunicazione con il Creatore) notiamo la frase "io ti amo", come se volesse imporre la propria persona, "io", non un altro "ti ama".
Come se volesse dire: "Dio, ehi Dio, qui ci sono io, sono io che Ti invoco, che ho bisogno di Te, che Ti amo"
E poi una frase che, a rileggerla meglio, mi terrorizza: "aiutami a seguire le Tue orme, ovunque esse vadano": la mia gemella sapeva dove andavano quelle orme? O dove sarebbe andata lei per seguirle?
Lo sapeva ma non aveva paura oppure aveva paura ed è per questo che chiedeva aiuto a Dio, proprio a Lui, per farsi aiutare a seguirLo?
Se fosse stata ancora viva glielo avrei chiesto di sicuro.
Mi manca una sua risposta in questo. Mi manca lei, ma intanto ho la certezza che è lei, mia sorella Alice, che non mi vuole con lei, almeno ora: vuole starsene "finalmente" in pace senza di me!

Mentre io, per esempio, sono sempre in mezzo, peggio del prezzemolo (anche se tento -azz, credetemi- ci tento davvero)  a diventare migliore seguendo il suo esempio.
O cercando di cogliere le cose che trovo "carine" di come scrivono gli altri: voi, per esempio, o Giada, o... altri amici, meglio se diplomati al classico (però, ammettetelo anche voi, se la tirano un po', non trovate?)

sabato 4 dicembre 2010

Siamo uomini (e donne) o caporali?

  Prendo spunto dall'articolo seguente per porre l'attenzione su una cosa davvero dolente: quando i superiori (come tra i laici anche all'interno della Chiesa c'è una lunghissima gerarchia, quasi militare) non sono attenti ai risvolti psicologici dei propri "sottoposti" o, ed è anche peggio, non conoscono quasi nulla di loro, dei loro problemi familiari, personali, le loro aspettative, i loro sogni ecc... fanno sempre e sicuramente dei danni, a volte anche irreversibili.

Ciò che è accaduto al diacono dell'articolo che leggerete (è una notizia di questi giorni, forse ne sapete più voi di me, sicuro) poteva accadere anche ad Alice: anche a lei hanno spostato di ben 6 mesi, prima, e dopo di altri 6 mesi, un importantissimo (per la Chiesa e per lei) momento (non ricordo se era la "vestizione" o una roba simile). Per Alice era una tappa fondamentale, era il poter finalmente diventare la "Fidanzata di Gesù" se non proprio la Sua sposa.

Alice visse questi intoppi in modo strano per il suo carattere (ma era già prossima alla morte e quindi, presumibilmente, aveva già altre sue difficoltà, diciamo più impellenti, più urgenti e sicuramente più pressanti e dolorose): interiorizzò il tutto, scrivendo solamente a se stessa (poesie, preghiere e sul suo diario segreto), per poi rimandare il confronto con gli altri (suoi amici, e parenti stretti) solo dopo le vacanze estive: aveva già appuntato a chi parlarne e cosa dire loro. 

Forse voleva essere certa che il rinvio fosse ufficializzato? O voleva sapere bene il motivo "reale" di questi schiaffoni (i motivi "ufficiali" erano: poca maturità per quel rito, prima; e poi il giungere a finire il Liceo, per il secondo rinvio)

La realtà sembra (alla luce dei fatti e delle cose che si sono sapute dopo) ancora più assurda.

Infatti sembrerebbe che i "reali" motivi che avessero spinto i "superiori" di Alice fossero un mix tra queste cose, e forse anche altre che io non vi aggiungo perché le ritengo minimali (ma forse mi sbaglio) o non ne ho in mano le prove provate:

1) la frequentazione (anche se forse era solo virtuale) di Alice con un signore sposato: lei gli voleva bene come (e forse più) di un fratello. Questo era molto mal visto dalla "capa" (credo si chiami Madre Superiora), che però per un verso la spingeva verso l'avere "rapporti con altri coetanei per capire se stava davvero la sua strada giusta era il diventare suora anziché madre e sposa" e dall'altra si scandalizzò quando mia sorella consegnò a mani di una sua amica suora un pacchetto (intonso, mai nemmeno aperto) di preservativi che Alice aveva acquistato in occasione del suo incontro con quest'uomo sposato (e oggi con una figlia, tra l'altro nata pochi mesi dopo la morte di Alice)

2) l'intercessione (malevola e subdola) di nostro padre. Ormai è accertato che mio padre lasciò un "obolo" a mani della Superiora (o della sua Tesoriera) pari a un assegno che dovrebbe essere stato di circa 20mila euroni. E questo per avere, in cambio, un freno a mano costantemente tirato a che non si arrivasse mai al "passo decisivo" (quello "senza ritorno"): un po' come nei "Promessi Sposi" ("quel matrimonio non s'ha da fare", ricordate?); ecco, qui non "s'aveva da fare" che mia sorella Alice diventasse suora

Breve parentesi: e poi ci dicono che hanno poche vocazioni? Azzarola, se chi si sente portato alla vita sacerdotale o monastica la inducono al suicidio o lo rimandano "sine die"... mi sembra una ben grande contraddizione! O mi sto sbagliando io? Chiusa parentesi


Vi sembra tutto assurdo? A me sembrava di sì, ma, crescendo, sto notando che siamo in un mondo che fa rimpiangere la jungla. Qui ci vendiamo i figli, vendiamo i loro sogni, chiudiamo in una scatola ermetica i loro progetti e la loro felicità e buttiamo via la chiave. Sembra che la gioia di qualcuno che ci sta vicino sia per noi una sconfitta, mentre il circondarci di frustrati, delusi e depressi sia un far emergere la nostra forza, la nostra bellezza come uomo o donna di successo, quello/a che non è felice (al pari di chi ci sta vicino) ma almeno ha i soldi, ha il "potere", ha la forza di poter o meno giocare con la vita degli altri....

Quindi, come non capire (anche se non giustificare) il gesto di questo povero ragazzo dell'articolo?

E come non ricordare, a noi stessi, prima che a "loro" (ai "capi" laici e a quelli e quelle ecclesiastiche), che è da falliti cronici affondare chi ci sta vicini per sentirci meno nani. Ed è da vigliacchi all'ennesima potenza fare questo di nascosto, adducendo motivazioni "elevate" (quesi celestiali), rivolte esclusivamente al bene della persona colpita, non certo a meschini giochi di potere e di denaro!

Preghiamo anche per la sua santa anima, amici. Grazie

 

 

Non diventa sacerdote,
giovane diacono suicida:
"Sono fragile, scusatemi"

di Redazione
Luca Seidita si è suicidato lanciandosi dalla Rupe di Orvieto dopo che era arrivato il "no" alla sua ordinazione a sacerdote. La Santa Sede: "Non era maturo per diventare sacerdote". Ma monsignor Scanavino: "Per me era pronto"
Terni - Un giovane diacono si è suicidato lanciandosi dalla Rupe di Orvieto dopo che era arrivato il "no" alla sua ordinazione a sacerdote. Proprio oggi la diocesi orvietana aveva reso noto che la sua ordinazione era stata fermata "per diretto intervento della Santa Sede". "Sono fragile - ha scritto il diacono in una lettera lasciata in camera sua - chiedo perdono".
Il ritrovamento del cadavere Luca Seidita si è lanciato ieri sera, tra le 21,30 e le 22, dalle mura medievali di Orvieto, da un’altezza di 30 metri. A trovare il corpo è stato un passante che portava a spasso il cane. Gli accertamenti sono svolti dai Carabinieri, coordinati dalla procura di Orvieto. Ieri sera il sostituto Flaminio Monteleone si è recato sul posto insieme ad un medico legale e ai vertici locali dell’Arma. I primi accertamenti avrebbero evidenziato sul cadavere lesioni dovute alla caduta ma non segni di violenza di altro tipo. La salma è comunque a disposizione della magistratura, che in giornata deciderà sull’autopsia.
La lettera del diacono In una lettera lasciata nella sua camera nella curia orvietana, il diacono ha spiegato di essersi suicidato per il diniego a diventare sacerdote. La lettera è stata scritta al computer, ma secondo gli inquirenti non ci sono dubbi che l’autore sia stato il diacono. Nessuna incertezza - ha confermato il procuratore - anche sul fatto che Seidita si sia suicidato. "Volevo diventare sacerdote e tutta la mia vita è stata dedicata a questo, ma mi è stato negato", così il diacono ha sintetizzato il motivo che lo ha indotto a togliersi la vita.
Santa Sede: "Non era maturo" Secondo la Santa Sede Seidita "non era maturo" per diventare sacerdote. A rivelarlo è stato il vescovo di Orvieto, monsignor Giovanni Scanavino, parlando di "divergenze di valutazione" con i dicasteri romani. "Per me era pronto a diventare prete", ha sottolineato monsignor Scanavino.

venerdì 3 dicembre 2010

Eccoci in foto

 Ok, lo so che è una foto "datata" (anno scolastico 1998-99) ma "godetevi" me e mia sorella Alice in Quarta Elementare (scuola Primaria).
Avevamo 8 piccolissimi anni (in realtà 7 e mezzo, visto che le foto di classe si fanno in genere a fine anno scolastico, Maggio-Giugno, e noi siamo di Novembre): sì, sì, siamo un anno (e un pezzettino) avanti rispetto agli altri compagni di classe. E' stato il nostro cruccio, sentirci le "più piccole" (quasi sempre "le escluse" dai giochi dei "grandi") e ne abbiamo sempre sofferto (genitori, se potete, evitate di mandare i figli "anni" avanti. Grazie)

Io sono la più "piccolina" (in realtà sono ingobbita), come sempre incazzata, di malumore, una "maschiaccia" pronta a saltare alla gola del primo che mi faceva girare ciò che non avevo (e ancora adesso non ho, tranquillizzatevi)
La mia gemellina Alice è vicina a me, impettita, orgogliosa, carinissima.
Sì, siamo gemelle ma lei è la più carina (anzi è "la" carina delle due)

Alice non sarebbe riuscita a raddoppiare i suoi anni (morirà il 15 Agosto 2006, circa 90 giorni prima di compiere 16 anni), io sto quasi per triplicarli (il 13 novembre 2014 compirò 24 anni).
Lei si faceva un mazzo a studiare, a fare la brava ragazza, a essere ubbidiente e si faceva non in 4 ma in 10 per aiutare tutti.
Io sono stata decisamente egoista, menefreghista e avevo (ho?) l'idea che, PRIMO, devo farmi rispettare dagli altri "costi quello che costi"; poi, semmai, viene il resto....

Ecco, questa sembra l'ingiustizia della vita.
Però io credo che un Dio dolce, buonissimo, che agisce solo per il nostro bene (perché ci ama davvero!) esiste e quindi qualcosa sarà servito toglierci la migliore e lasciarvi la peggiore.
Il casino sta a capirne i motivi...

martedì 30 novembre 2010

I veri valori

Non abbiamo speranza di vivere sereni e di fare alcun percorso sensato e costruttivo se ci manca anche solo una delle nostre quattro "zampe magiche" che, insieme, ci permettono addirittura di volare: AMICIZIA, AMORE, FEDE, FAMIGLIA

Se poi trovo, in giro da qualche parte, cosa Alice intendesse per ognuna di questa "zampa magica" ve lo posto.
Credo ne avesse parlato quotidianamente, però per non scrivere stupidate voglio copiare esattamente cosa lei intendeva....

lunedì 29 novembre 2010

lunedì 22 novembre 2010

Preghiamo con Alice

Signore, solo quando la via è senza uscita mi accorgo che Tu sei veramente "indispensabile".
Valgo ben poco come il cono di luce dei lampioni, le strade deserte, i cavi tra i rami.
Non voglio più essere parte di qualche cosa, voglio essere tutta con te. E la notte, quando sento con maggiore chiarezza che i "momenti" sono finiti e contemporaneamente eterni, allora impedisci alla paura di sopraffarmi, così che io possa vivere bene ed amarTi di più.
Se poi il vuoto sta per soffocarmi mandami un raggio di sole e vieni di nuovo come Gesù bambino. Ci sarà un tentativo d'amore e sarà ancora una volta Natale.
Se mi prende il panico della morte, perché io ho timore di dover aspettare gli altri, scesi a quella fermata, allora portami la pace e non nasconderTi dietro le nuvole.
Per me sarà già molto difficile cercarTi nella aiuole, lungo i marciapiedi, sui gradini davanti alla porta di casa.
Mandami qualcuno che abbia bisogno di me ed io, nel parlare di Te, non sarò più sola.

sabato 20 novembre 2010

La via del ritorno

Dal libro delle preghiere di Alice.

Signore, Ti prego per quelli che tornano: fa' che non rientrino dalla porta di servizio. Aiutali affinchè sia un ritorno glorioso tra trombe e campane a festa.
Signore, Ti prego per i militari che tornano insanguinati dalle loro missioni e per coloro che tornano impolverati dalle pulizie pasquali. Ti prego per coloro che tornano a casa e per coloro che non hanno più una casa in cui tornare.
Tornare è anche più difficile che partire. Signore, aiuta tutti quelli che tornano: aiuta chi torna dal carcere e in carecre; chi torna vittorioso e chi sconfitto; chi torna stanco chi arriva riposato; chi torna da grandi feste e chi entra senza fare rumore, sommessamente.
Signore, Ti prego per tutti i ritorni. Ti prego per il ritorno nell'alba, nel crepuscolo trasparente o nella notte più profonda. Ti prego per quelli che tornano nella gioia e per quelli che tornano disperati.
Ti prego per quelli che volevano tornare e per qulli che non hanno dovuto. Ti prego anche per chi non sa più quale sia la via del ritorno.
Ti prego per il ritorno di nonna Attilia e Ti ringrazio.
Ti prego per quelli che tornano nella gioia e per quelli che torneranno domani.
Fa' che questi ritorni non assomiglino ad una resa.
Signore fa' che anche il mio ritorno sia coerente. Fa' che, allora e come sempre, io scelga la strada più difficile.
Signore fatti trovare sulla porta al mio ritorno e aiutami a non sbagliare la strada che conduce alla Tua casa 

venerdì 19 novembre 2010

Dal diario segreto di Alice

Giovedì 14 Aprile 2005
.... omissis ....

A ricreazione la Simo mi ha chiesto: "come è possibile che Dio, che tu dici essere tanto buono e che può fare tutto, ha creato anche un mondo così irrazionale, ricco di dolori immeritati, di torti impuniti e di tanta stupidità umana?
Mi ha presa alla sprovvista e aveva già suonato la campanella e così le ho risposto solo questo, però adesso devo approfondire e risponderle meglio. E' una buona amica e vorrei aiutarla ad aprirsi all'amore che Dio ha già pronto per lei.
"Dio non ha creato niente di stupido, di irrazionale e di brutto. Siamo stati noi, uomini, a rifiutare la nostra stupenda prima destinazione e abbiamo inventato il dolore, la solitudine, la morte, la follia, la cattiveria, la disgregazione....
Il Dio del mondo che nasce, del canto degli uccellini, dei bei fiori nei prati non poteva che creare bellezza perfetta, bontà assoluta e totale perfezione

... omissis ...

mercoledì 17 novembre 2010

Preghiamo con Alice

 Vi trascrivo un passo di mia sorella che mi ha fatto piangere, pensandola non triste ma tremula, spaventata da quello che le stava per accadere.
Lei ha già dimostrato (in poesie, appunti sul suo diario segreto, una favola, ecc...) di sapere abbastanza bene a cosa stava andando incontro: non ha fatto nulla per invertire questa pazza corsa, ma ne aveva paura.
Come leggiamo da questa stupenda preghiera (ricordo che per mia sorella, ma credo per tutti i Cristiani, pregare è "stare con Dio", parlarGli, confidarsi con Lui...)

 Signore, ho paura.
Ho paura di non fare bene quello che devo. Paura per le persone che amo. Paura di non restare in grazie con Te. Paura perché non so quello che succederà domani. Paura della solitudine. Ho paura di aver paura e di non averne abbastanza. 
Ho paura di non sentirTi più. Ho paura di me stessa. Ho paura del niente.
Ho paura della cattiveria e della stupidità.
Ho paura della morte e, soprattutto, di soffrire; di stare ancora tanto male.
Ho paura di non fare a sufficienza. 
Ho paura di decidere e di sbagliare.
Ho paura di tutto.
Ho paura, Signore, quando non trovo Te in ogni cosa 

martedì 16 novembre 2010

Sostieni un bambino a distanza: Due vite che cambiano per sempre... e una è la tua

 Mia sorella Alice, all'età di 14 anni, una Domenica a pranzo disse: "devo fare presto, mio figlio non può aspettarmi"
Io sapevo che era il suo modo perchè stava per dire qualcosa di importante, molto importante per lei: voleva l'attenzione tutta su di sè per poter "uscire allo scoperto" ma non sapeva da dove iniziare.
Ovviamente i miei (specialmente mio padre) fece un salto sulla sedia alto così e, cercando di non far notare la sua frenesia nel sapere cosa stava accadendo, iniziò un "terzo grado" ad Alice, la quale non vedeva l'ora (anzi, l'aveva fatto bell'apposta!) di sciorinare tutto...
Aveva adottato un bimbo, ed era felicissima.
Adesso quel bimbo lo segue mia madre: riceve disegni, cartoline e stupende letterine. In cambio di pochi spiccioli, davvero meno di un caffè.

Dai, su, non facciamoci vincere dall'egoismo (e, per giunta, tanti caffè fanno anche male!), almeno informiamoci.
Un bacio a chi clikka qui sotto.
Grazie
Flà

Per informarti clikka qui

martedì 24 novembre 2009

La vergine e la puttana /2


Ieri vi ho parlato della puttana come una ragazza che ha deciso col suo cervello di darla a tutti, ma senza mai pretendere nulla in cambio, perché vive la propria vita come una cosa cadùca. Unendo rabbia, rancori, ingiustizie mai digerite e profondo disamore verso se stessa (a volte proprio odio), oltre al disprezzo verso gli altri, specie l'essere maschile: potevo colpire un gatto solo perché maschio, o un cane per lo stesso motivo.... o uccidere un insetto con la certezza di avere ucciso un maschio che mi stava intorno....

Oggi desidero presentarvi la vergine (con la "v" minuscola: non è la Madonna).
Mia sorella Alice ha da sempre considerato la propria sessualità come un dono: da bambina (9-11 anni) vedeva nel proprio sesso come il dono da offrire al suo "principe azzurro". Un po' come ancora oggi si usa nel profondo Sud.
Dopo la sua conversione (in realtà sono certa che lei è nata per essere suora: per fare del bene, per pregare, per aiutare tutti specie chi la respinge e la odia; con una predilezione verso i deboli, i disadattati, gli umili, quelli che nessuno "vede") il dono della verginità è diventata ancora più profondo, visto che aveva trovato il Principe azzurro e che questi non era niente di meno che il nostro Signore Gesù.

Il corpo era un tempio, una chiesa, la casa di Dio: non poteva profanarla nemmeno se avesse voluto.
Questo Dio lo sapeva bene: delle due amiche rapite Alice si era salvata, condannando l'amica Asia al calvario e alla frustrazione della violenza carnale.
Il senso di sconforto che Alice ebbe subito dopo quella disavventura passò da un iniziale senso di inferiorità verso l'amica più sfortunata per poi sfociare verso il senso di gratitudine verso tutte le creature di Dio, sia esse buone (a trovarle!) che stronze. Questi ultime persone Alice le chiamava "i più sfortunati" (non i più bastardi ma i più sfortunati!!!): perché non potevano dimostrare agli altri l'amore che Dio aveva per loro.

Capite perché io non potevo proprio nemmeno assomigliare alla mia gemella?

lunedì 23 novembre 2009

La vergine e la puttana /1


Come vedete, via via sto imparando a fare sempre più cose (oh Giada come sono lontana dalla tua esperienza).

Questo post è per parlarvi di due persone, due ragazze nate insieme ma con caratteri opposti: una sono io, l'altra è la mia gemella Alice.

La prima, Flavia (la sottoscritta), pensa che il corpo è nostro e solo noi abbiamo facoltà di usarlo perchè, crediamo, di essere gli unici a poterlo usare al meglio.
Ci sono anche molte eccezioni a questo: per esempio chi si droga sa per certo che sta uccidendo il proprio corpo. Però ha il "libero arbitrio" (Dante Alighieri) di decidere per se stesso: se farà bene sarà il primo a goderne, se farà male il primo a soffrirne.

Alice, invece, è convinta che il corpo è "il tempio di Dio" e che quindi bisogna usarlo sempre in relazione a Lui (Dio).

La puttana di questo post ha iniziato molto presto a pensarla come vi dicevo.
La prima volta è stata con il fratello maggiore (un'esperienza tutto sommato "indimenticabile"), ma subito dopo con alcuni compagni di classe. Avevo quasi 13 anni.
Poco dopo la mia voglia di ribellione mi aveva preso la testa e l'unico modo che avevo per contestare le istituzioni (famiglia e scuola in primis)  era quella "di darla". Avevo appena sofferto per il rapimento di mia sorella e di una nostra amica e della violazione di quest'ultima, ero incazzata con il mondo, gli uomini e con Dio.
Chattavo per coinvolgere "amici da una botta e via", facevo la "gattina" alle fermate dei bus, nei bar, a scuola...
Ho avuto rapporti sessuali in camera mia, in quella dei miei, nei bagni della scuola, in quelli di un bar, in auto, in un cantiere aperto, sull'erba bagnata.... in piedi, seduta, sdraiata....
Non me ne bastava più uno, volevo esagerare: sono stata oggetto di quello che chiamano bukkake (specie di orge con una sola ragazza a tutti maschi) per due volte (una terza era già organizzata ma sono stata "rapita" una settimana prima, da mio padre per andare a vivere con lui a Milano): ho avuto fino a 12 ragazzi alla volta; ma anche un signore adulto, un nonnino (poverino, forse ora è già crepato) e una ragazza.
Ecco perché posso definire che,  almeno all'epoca, sono stata una puttana.

Non sono mai stata pagata, nè ho mai chiesto un centesimo. Se mi offrivano una cena ne pagavo sempre metà, se si andava al cine mi pagavo sempre il mio biglietto.
Non ho mai accettato regali o favori. Se non potevo/volevo offrire io al mio "ragazzo di turno" di certo non esiste nessuno che possa dirmi che mi ha offerto qualcosa.

Sì, puttana. Ma per un modo (se vogliamo anche filosofico) di vedere la vita: aggredendola, mai stando passivamente seduta ad aspettare.......
Incazzata, rabbiosa, mai rozza, ecco come era Flavia fino a 3 anni fa.
Come sono ora? Booooh, questo dato non è ancora pervenuto.

giovedì 19 novembre 2009

la zerozerotette rapita

Riassunto delle puntate precedenti: Alice ed io nasciamo, siamo 2 e siamo femmine. Alle medie stringiamo forte amicizia con Asia, un'amica carinissima. Il Natale del 2001 cambia la vita a lei, ad Alice e un po' anche a me: Alice inizia la "carriera" per diventare suora. Scopro che Alice era stata seguita da mesi e che qualcuno stava chiudendo le porte che mia sorella voleva aprirsi.

Fine del riassunto delle puntate precedenti.

Nuova puntata: Il tempismo, la dote che mi è mancata.

Mi occorreva ancora qualche ulteriore prova per poter andare spavalda da mio padre: almeno capire il MOTIVO di questi suoi movimenti.
Come mai, cioè, si aveva paura del ricordo di una ragazza, mia sorella, che non ha mai fatto e nemmeno pensato di far del male a nessuno...

Non mi sembrava di essere pazza ma un sabato mattina, dopo aver fatto una sostanziosa colazione, mio padre mi fa salire in auto "per parlarmi".
Mentre mi chiede come sto e se sto studiando, guida.
Arriviamo dentro un importante ospedale milanese e mi dice che aveva prenotato un appuntamento per me, per "aiutarmi".

Questo aiuto è durato tre anni, suddiviso in 7-8 mesi in questo ospedale e in 2 anni presso un ospedale psichiatrico svizzero.

Nel frattempo ho provato a tornare insieme a mia sorella in diversi modi: il più spettacolare è senz'altro stato il tagliarmi le vene dei polsi con una lametta da barba nell'ospedale italiano...
Quello che mi ha portato disturbi permanenti è stato un volo dal terzo piano (ero ancora in casa dei miei): ho ancora dolori al polso sinistro e a ogni cambio del tempo zoppico lievemente....

mercoledì 18 novembre 2009

Zerozerotette: sono davvero pazza?

Riassunto delle puntate precedenti: Alice ed io nasciamo, siamo 2 e siamo femmine. Alle medie stringiamo forte amicizia con Asia, un'amica carinissima. Il Natale del 2001 cambia la vita a lei, ad Alice e un po' anche a me: Alice inizia la "carriera" per diventare suora.
Fine del riassunto delle puntate precedenti.

Nuova puntata: Da "maschiaccio" a pazza in poche settimane.

Di come sono venuta a conoscenza che mia sorella aveva un cancro ed era ormai al lumicino vi ho già scritto.

Il dopo è buffo: vi ho scritto che mi sono visto per 2 volte con una suora che ci era molto amica.
la prima volta le ho telefonato e ci siamo viste apposta: mi disse di lasciarla stare e di "non pensare più a mia sorella, ora vive in pace".
La seconda volta ha finto di non riconoscermi ed è letteralmente scappata via.

Sono andata a trovarla nel suo convento, che poi è dove Alice andava spesso per parlare con la Madre superiora.
La suora non ha mai voluto ricevermi, la Madre superiora, invece, dopo 2 o 3 volte che mi ha fatta respingere, mi ha dedicato qualche minuto.
Non si ricordava di mia sorella, zero. Poi, parlandone più nei dettagli, dicendole che l'accompagnavo io da lei, ecc ecc... sono riuscita a farmi aprire l'archivio dove tengono gli elaborati, le note di merito/demerito, ecc...

Alice aveva una cartella ma era incredibilmente vuota.
Chiedo alla Boss del convento i motivi e lei non sa rispondere: "sinceramente non so".
Quando le chiedo quanto è costato alla MIA famiglia questo "scherzetto", la Superiora chiama 2 suore vecchine e mi accompagnano fuori dalla porta.
Così ho la certezza che qualcosa non funzionava. O mi sbaglio?

O ero già pazza e non lo sapevo?

Da lì a pochi giorni il demonio ci ha messo un altro zampino.
Sono al pub con un mio compagno dell'epoca e a lui dico che mi sono rotta le palle di lui e che voglio scaricarlo. Lì vicino, in piedi, c'è un ragazzo belloccio e inizio a fargli le fusa, così ingelosisco il mio ormai "ex" e ho tutte le carte inregola per mollarlo in diretta.
Il ragazzo muy carino sembra lusingato delle mie attenzioni e mi da il suo numero di cellulare.
Ci vediamo con lui: già alla prima occasione sembra stracotto di me e si lascia andare a dichiarazioni fuori dal normale.
Durante la prima scopata addirittura viene fuori una frase che, subito dopo, decido di approfondire.
Non la faccio lunga: questo ragazzo (4-5 anni più grande di me) è stato quello che aveva pedinato per mesi Alice quando i miei genitori si erano intagliati che qualcosa in lei era cambiato: così avevano saputo che lei andava in chiesa anche 3-4 volte al giorno, NON si vedeva con le amiche come diceva, ma andava di frequente anche al convento, ecc ecc....
Questo topo di fogna aveva seguito Alice. Forse anche me, ma lui negò sempre questo fatto.

Avevo, in meno di 2 mesi dalla morte di Alice, un po' di prove per andare a parlare con i miei, specie con mio padre.
Inoltre avevo le prove che non ero io la pazza ma che stavo vivendo un momento molto particolare della mia vita: avevo età, tempo e mezzi per andare a grattare le pulci di chi ci aveva divise e rovinato gli ultimi anni di vita di mia sorella.

......... TO BE CONTINUED ..........

martedì 17 novembre 2009

Divise ma... che vizi!

Forse vi ho già scritto della separazione dei miei.

Il tutto è iniziato perché i miei genitori avevano notato dei forti cambiamenti in Alice.
In un prossimo post spiegherò come il Fato mi ha fatto conoscere chi aveva avuto il compito di pedinare mia sorella (forse anche me).
Così i miei sapevano bene che Alice era spessissimo a Messa e che aveva iniziato la sua strada per arrivare a poter diventare suora (lei diceva "sposa di Gesù"): mia madre aveva un atteggiamento severo ma permissivo verso mia sorella, per lei poteva giocarsi la propria vita come voleva.
Mio padre era un toro infuriato. Diverse volte si udirono le sue parole "meglio morta che suora".
Ovviamente quelle parole erano dettate più dalla rabbia cieca che da un vero e proprio ragionamento: in fondo lui era (è) nostro padre, si diceva..........

Tra i miei genitori si alzava una bruttissima maretta.
Le urla a cena era quotidiane ma stavano diventando quotidiane anche le punizioni a mia sorella: per ogni cazzata veniva presa a cinghiate (con al cinghia dei pantaloni) o a schiaffoni, una volta a terra spesso era riempita di calci che sembravano alla "do cojo cojo" che studiati per "non fare troppo male".
Un paio di volte sono intervenuta io ed entrambe le volte sono finita contro il muro. La seconda e ultima volta sono rimasta paralizzata per almeno 30 secondi prima di sentire di nuovo le mani e le gambe, dalla schienata micidiale che ho dato contro lo stipite della porta di camera nostra....

I frutti erano maturi per una separazione consensuale.
Una mattina, verso le 5, venivo presa di peso dal letto, portata in bagno, lavata sommariamente il volto e mi è stato aggiunto al pigiama un paio di jeans e un maglioncino. Infilata in auto e .......... risvegliata in un altro letto.
Per mesi ho avuto gli incubi di risvegliarmi in un letto diverso da quello di dove mi addormentavo.
Oppure sognavo di risvegliarmi nella mia vecchia cameretta.........

Non ero più a Monza ma a Milano, in un posto centralissimo, comodissimo alla Metro e da lì alla mia nuova scuola.
La casa era stupenda: piano alto, soleggiato e grandissimo.
Avevamo la stiratrice e la cuoca. E la mia camera era enorme.

Così mi venne l'idea di chiedere un letto matrimoniale, "più consono al mio status di ragazza e non più bambina". Non più tardi di una settimana dopo, al ritorno da scuola, ecco la mia camerona col letto matrimoniale.
Allora mi venne in mente che mi mancava la tv.
Poi il frigorifero, la stirella tutta per me, un mondo di vestiti, scarpe, una scarpiera gigante dietro la porta.
E poi una colf tutta per me: in questo caso siamo arrivati all'accordo di una "ragazza alla pari" che avrebbe dormito nella stanza vicino alla mia, in comune avevamo il bagno.
Con la ragazza alla pari (tedesca, carina e possente) le mie richieste aumentavano: le tv in camera mia diventarono 2 (anche la sua cameretta era dotata di tv), poi registratori, video, ecc....
E poi una stanza solo per stirare e lavare; e una montagna di altre richieste, tutte puntualmente rispettate.

Facevo la vita della viziata: poco studio (giusto la sufficienza rubata), molto sesso, molto casino, quasi nessun dovere e nessun obbligo in casa.
L'ultima mia richiesta (accordata) è stata di cenare in camera, mentre mio padre, da solo, cenava in sala. Da solo: con la cuoca.

Ogni giorno mi sentivo con mia sorella e mia madre, potevo disporre di una cifra settimanale quasi dieci volte quella che prendevo quando ero in famiglia.
Non ricordo la cifra esatta ma se Alice prendeva 50 Euro al mese io penso di averne presi almeno 500.
Una vita noiosissima, triste, ma ricca di stravizi (LOL)

Basti un aneddoto per capire che momenti vivevo: la sera dopo un pomeriggio di "studio" con un  mio compagnuccio di scuola la Ingrid scoprì una larga macchia biancastra sul mio copriletto, fino al cuscino. L'amore reciproco che avevamo le impose di riferire il fatto a mio padre la sera stessa.
Mio padre mi chiamò e mi chiese cosa fosse successo ed io gli risposi che ormai ero grande e potevo "studiare" con chi volevo.
Non ricordo se trascorse una settimana, ma poco dopo mi ritrovai un blisterdi "Lucille" sul comodino: giuro che impiegai ben più di qualche minuto per capire cosa erano.... in fondo ero un'ingenua bambina viziata.

lunedì 16 novembre 2009

La conversione

Riassunto delle puntate precedenti: Alice ed io nasciamo, siamo 2 e siamo femmine. Alle medie stringiamo forte amicizia con Asia, un'amica carinissima. Il Natale del 2001 cambia la vita a lei, ad Alice e un po' anche a me.
Fine del riassunto delle puntate precedenti.

Nuova puntata: La conversione (non a U: si vede che sto studiando per la patente?)

Già dai primi giorni del 2002 Alice inizia ad andare a Messa non solo la Domenica con tutta la famiglia, ma anche durante la settimana.
I miei genitori sono strabiliati e a mio padre viene in mente che il terrore di avere avuto 2 femmine anziché l'agognato maschio è superato da un terrore molto peggiore: una figlia di chiesa.
E ancora non si aspetta il peggio che verrà nei successivi anni...

Una Domenica Alice si sveglia prestissimo (potevano essere le 6 - 6.30), mi sussurra e io mi sveglio.
Mi chiede se ho ancora desiderio di sapere il suo segreto (l'avevo cercato nel suo diario ma lei di questo segreto non ne aveva mai fatta menzione).
"Urka che lo voglio sapere" le dico subito senza nemmeno pensarci (cosa che faccio spesso: parlare senza pensare) e mi fiondo giù dal letto.
In meno che niente siamo pronte, si salta colazione, biglietto ai miei che siamo a Messa e via....
Mano nella mano con Alice andiamo verso la chiesa, ma non ci entriamo.
"Non entriamo a Messa?" chiedo ad Alice.
"Ora no. Ora abbiamo cose più importanti" risponde lei.
Io penso che lei abbia un fighetto e finalmente voglia.... beh ci siamo capiti no?

Finiamo davanti a un palazzaccio.
"Entri o resti qui?" mi dice lei.
"Resto qui, tu cosa fai? Quanto ci stai?" rispondo io.
Ho aspettato Alice quasi fino all'ora di pranzo. Mi sono fatta due palle così.

Esce Alice, raggiante come poche volte nella sua vita (da mesi non sorrideva quasi più....... dopo il fatto di Natale).
Cosa era successo là dentro?
L'ho saputo dopo.... molto dopo, la vera verità: Alice aveva iniziato la sua carriera da suora.

Poi ci vorrà di tutto, compreso il placet dei genitori. Cosa che non verrà mai, ma che Alice bypasserà abilmente e che all'età di 16 anni potrebbe coronare del tutto: minorenne sì ma con dei diritti civili (tipo sposarsi.... o farsi suora)

... TO BE CONTINUED....

giovedì 12 novembre 2009

Un Natale indimenticabile :-(

Riassunto delle puntate precedenti: Alice ed io nasciamo, siamo femmine e siamo in due. Alice vive da bambina, io da maschiaccio. Conosciamo Asia, 2 anni più di noi, una ragazza stupenda ma, diciamocelo ora, un po' zoccoletta (perdonami Asia)
Fine del riassunto delle puntate precedenti

Inizio della puntata: Un Natale di m.... ehm, indimenticabile.
A lungo ho pensato che fosse il Natale peggiore della nostra vita. Solo di recente ho dovuto ricredermi: era solo un leggero antipasto.

Torniamo alle tre amiche: Alice, Asia e Flavia, io (in ordine alfabetico)
Ciò che è accaduto una mattina all'uscita da scuola lo ha descritto molto bene Alice in una sua bellissima poesia, e grazie a Giada ve la ripropongo qui di seguito.


Il buio nel cuore.
Il cielo è buio. La mattina è nera. Pochi giorni ed è Natale.
Delle amiche sono fuori da scuola. E parlano tra di loro. Di regali fatti. E di quelli da fare.
Chi ha il ragazzo ancora non sa. Non sa che domani non l’avrà più.
Chi ancora non l’ha, nemmeno lei sa. Non sa che da lì a pochi mesi sarà sposa. 

Anche un auto è lì. Buia nel buio. Nera nel nulla. E dentro c’è il diavolo. Che aspetta e guarda.
Chiama un’amica. E lei ci va.
Un passaggio a casa? 

Perché no?
Perché sì? 

Perché, Dio, tu non c’eri?
Un’amica ascolta l’angelo dietro a lei. E se ne va. A piedi come è arrivata. 

Le altre due si perdono dentro l’auto.
La più giovane è molto tesa. Come un’animale che fiuta il sangue, lei fiuta il pericolo.
Ma no!? Il diavolo parla bene. E’ buono. Quasi bello.
Ma no!? Tutto è sereno. Fuori.
Tutto è buio. Dentro.
La più giovane vede nel nulla. E ciò che vede è notte.
Tocca l’altra sulla spalla. Vuole uscire. Deve uscire.
Urla. Dentro. 

Tace. Fuori.
La più bella non sente. O forse è già morta?
L’auto si ferma per un istante. La più giovane vola via. Lascia nell’auto solo un’unghia spezzata. Ed il proprio cuore. E la propria vita. E l’anima. E la migliore amica. E tutto ciò che non è corpo. Tutto!
E l’auto riparte. Parte e porta via tutto. Tutto della più bella. Tutto della più giovane. Ma non il suo corpo. Cioè il suo niente.
La più giovane e la più bella si rivedono. Dopo due giorni. La più giovane non è più la più giovane e la più bella non è più la più bella. Sono morte entrambe. Nasce Gesù. Le luci fanno festa. Anche sui morti. 

Una risorgerà. E si sposa. Con il Tutto. 
L’altra ha vivo solo il corpo. Non risorgerà. E’ ancora morta.
I morti non vanno al Matrimonio delle amiche. Ci vanno gli occhi. Ci va una bocca. Ci vanno le gambe. Ed una mano.
Ti amo amica. Ti amo sorella. Ti amo boia che ci hai uccise. Ti amo mio Sposo che ci dai la vita, ci dai la luce, gli occhi, la bocca e la voce, la mano e l’altra, le gambe; ci dai il Tuo Amore, ci dai la Tua voce, ci dai la Tua croce da portare insieme a Te; ci fai risorgere ogni giorno, ci fai sognare, ci fai capire, ci fai morire. E poi risorgere ancora! Per un giorno. Per una vita. Per sempre. 

Per sempre...

Note: "l'amica più bella" è la nostra compagna di classe Asia
"l'amica più giovane" è Alice; l'altra amica è la sorella gemella di Alice, Flavia [Nota della Redattrice Giada]



Alice l'ha raccontata bene ed io ora non sono in grado di fare nemmeno un milionesimo di lei.
Ecco la mia versione dei fatti.
Usciamo da scuola, infreddolite ma felicissime: è l'ultimo giorno di scuola, mancano 2-3 giorni a Natale, tutto di fuori è allegro e festoso.
Parliamo davvero dei fatti nostri mentre aspettiamo l'uscita di qualche altra amica.
Asia dice ad alta voce "NO, non ci vengo!"
Io e Alice ci giriamo e vediamo un auto nera grossa, credo fosse una Mercedes. Non vediamo dentro ma intuiamo che da dentro qualcuno fa dei cenni per far salire Asia.
Nel frattempo vedo un'amica, le vado incontro e quando mi giro vedo Asia che si dirige verso l'auto. Alice cerca di trattenerla, poi mi dice "quella pazza non la lascio sola" e la segue. Quindi io seguo entrambe le "pazze".
Quando vedo che Asia apre la porta affianco al guidatore dico che non le seguo e che me ne torno a piedi a casa.
La frase esatta che dissi è questa: "affanculo voi e il freddo, io me ne torno come sono venuta"

Mentre tornavo a casa avevo il presentimento che qualcosa stava accadendo ma era stupido pensarci e quindi riflettevo sui cavoli miei.
A casa ho detto subito alla nostra Tata del fatto e che, a quell'ora avrebbero dovuto essere arrivate da un pezzo, molto prima di me.
"Aspettiamo ancora 10 minuti e poi avvisiamo qualcuno" ripeteva.
I minuti passavano ma non si faceva nulla.
La mamma di Asia ci ha telefonato per sapere se sua figlia era a pranzo da noi come a volte accadeva.
Dopo un casino di tempo la Tata ha chiamato mia madre e lei la Polizia.
Nel pomeriggio arriva una poliziotta con Alice: sembra viva, ma come scrive nella sua poesia è già morta.
Secondo me il tumore che se l'è portata via le è venuto proprio in quelle ore.
Nella notte abbiamo saputo che Asia è stata trovata ed era all'ospedale.
Non il giorno dopo ma quello ancora dopo siamo andate a trovarla: la foto che ho impressa nella testa quando l'ho vista è indelebile e non provo nemmeno a tentare di descriverla.
Asia si ritira da scuola e con l'anno scolastico seguente sarà in classe con me e Alice. Poi la seguirà al liceo classico mentre io andrò allo scientifico...

... TO BE CONTINUED ...

mercoledì 11 novembre 2009

Tutte a scuola...

Riassunto della puntata precedente: io ed Alice siamo nate, femmine e in due.
Fine del riassunto della puntata precedente.

Nuova puntata: a scuola
Alle elementari eravamo proprio un'amore (me lo dico da sola visto che ben pochi lo hanno fatto finora): diligenti, secchione, sveglie e, diciamocelo, anche carine.

Con la prima media tutto cambia.
Non nel carattere: Alice continuava ad essere una bambina ed io un maschietto.
Da Milano andiamo a vivere a Monza.
Mio padre, anni a cavallo del millennio, è già in politica. Ha già ricevuto un grossissimo assegno da un ospedale del nord Italia per aver rovinato mio fratello Carlo. Insomma è già un signore "molto rampante".
A scuola siamo insieme (come sempre) io ed Alice. Nostra grande amica (Asia) è una ragazza più grande di noi di 2 anni ma è in seconda (noi siamo avanti un anno a scuola) ed ha un corpo stupendo: alta, bel seno, un viso da attrice. Veste sempre in minigonna, con finte calze a rete, lucidalabbra e pettinatura da vamp...
Noi siamo quasi le uniche che lei considera, e poi abitiamo a 3 isolati da lei.
(Anni dopo andremo ad abitare nel suo stesso palazzo, ma con entrata da un altro portone: la finestra di camera nostra darà sul balconcino della cucina di lei).
Asia si fa beffe dei maschietti e ha solo amici grandi, non è molto brava a scuola ma è sempre sopra la sufficienza...
Alice è molto brava a scuola e si scopre avere un talento innato per scrivere in italiano: fa temi così belli che verranno appesi in bacheca della scuola...
Io sono un pochino meno brava di Asia, penso solo a giocare e a fare la lotta. Esigo rispetto e lo ottengo con le buone (raramente) o con le cattive (quasi sempre).

Tutto fila liscio (si fa per dire) fino a pochi giorni dal Natale 2005: io e Alice siamo in 2a media. Asia, ormai diventata la nostra migliore amica in assoluto, è in 3a media. Siamo sempre insieme noi tre.

... TO BE CONTINUED ...

martedì 10 novembre 2009

Da prima dei primordi

L'angolo dei lettori del blog ora tocca ben 6 di voi e, tolto un amico che mi scrive anche cose private, siamo a ben 9 mail. Già 3 di queste vogliono che vi parli di Alice e della sua famiglia.
Farò veloce, anche perchè odio parlare di me e nella famiglia di Alice c'ero anche io.

Prima ancora che io ed Alice fossimo concepite la mia famiglia constava di 4 elementi (begli elementi davvero! LOL):
mio padre, all'epoca preside di scuola media inferiore, politicamente "liberale", laureato in Giurisprudenza a Milano.
Mia madre, molto più giovane, biologa: all'epoca aveva iniziato a pubblicare dei suoi elaborati, esperimenti, ecc... Ad oggi tali pubblicazioni superano i 100.
Mia sorella (Sara) all'epoca studentessa, molto più grande di noi. Sposata nel 2002 o 2003 con una bimba, Titti (Tiziana).
Mio fratello (Carlo), all'epoca andava al Nido (quasi 2 anni più grande di noi).
Purtroppo Carlo nacque con un problema alla testa tanto da essere considerato "un poverino" più che un "figlio maschio".
Questa carenza di "figli maschi" (sono tra virgolette perché non sono parole mie ma dei miei genitori) ha portato al desiderio di avere "un VERO figlio maschio" e quindi i miei a scopare come dei mandrilli per procurarselo...

Ecco, quindi, come e perché quando i miei seppero che, non solo non eravamo "veri figli maschi" ma eravamo addirittura in due, sorsero delle turbe ai miei.

E non solo a loro: io ed Alice siamo cresciute tra soldatini, macchinine, costruzioni lego, trenini e palloni, tanto che entrambe già a 10 anni giocavamo benino a calcio.

All'età scolare (abbiamo iniziato la prima elementare nel 1995, quindi facevamo 5 anni da lì a due mesi) io ho proseguito ad avere solo amici maschi, giocavo a fare la lotta, a sputare più lontano, a macchiarci i pantaloni con tutto ciò che trovavamo e, soprattutto, a giocare a pallone.
Mia sorella iniziava a dare dei grattacapi ai miei: scriveva a Babbo Natale che voleva delle barbies, le pettinava e giocava a fare la mamma. Aveva molte amiche e gli amici maschi che conosceva erano i miei.
Mio padre credo non l'avesse uccisa già a 5-6 anni solo perchè, giocando a calcio, nutriva speranze segrete...

... TO BE CONTINUED ...