mercoledì 6 marzo 2013

La mafiosa (e comunista) Merkel...


Un Lettore invia ed io, lieta, lo condivido con tutti voi.
Grazie! 
Flavia


Di Marcello Veneziani, su Il Giornale del 01 Marzo 2013:
Dopo aver giustamente reagito all'offesa anti italiana, il presidente Napolitano è andato ieri a congedarsi dalla Madrina d'Europa, Angela Merkel e a raccogliere gli ultimi suggerimenti per affrontare la bestia a due teste del populismo italiano. La Merkel è stata soprannominata in Germania Die Patin, ossia il Padrino in versione femminile. È il titolo del libro di Gertud Hohler, collaboratrice di Helmut Kohl, che racconta la vera matrice della Cancelliera: la Merkel si è formata nella Germania comunista (matrice non estranea a Napolitano) e pur convertita al centro democratico-cristiano, è rimasta impregnata dal tetro clima della Ddr e dalla mentalità cinica e verticistica di quel regime. Quella Germania dell'Est che più conservò la continuità con la linea autoritaria e militare prussiana e con alcuni tratti del nazismo. La Merkel annoda finanza, nomenklatura e pangermanesimo. I vopos sparano ora con lo spread.
La Hohler ricorda i voltafaccia della Merkel, la sua indifferenza ai principi, i suoi metodi da «madrina», i suoi inciuci, il suo basso profilo e la slealtà con cui scaricò Kohl che aveva unificato le due Germanie, prendendo il suo posto dopo il linciaggio. Il passaggio da Kohl alla Merkel aiuta a capire il declino dell'Europa. Ora il libro della Hohler esce anche in Italia, seppur in sordina e con un titolo più neutro, Sistema Merkel (ed. Castelvecchi). Lettura istruttiva per capire da chi prende ordini l'Italia montiana. Forse un'Italia senza madrine avrebbe meno lame sul collo e meno grilli in testa.

martedì 5 marzo 2013

Grazie amico Ratzinger: sei un GRANDE!!!


L'ultima udienza del Papa - Testo integrale

Il testo integrale dell'ultimo discorso di Papa Benedetto XVI


Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato! Distinte Autorità! Cari fratelli e sorelle! 
Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima Udienza generale del mio pontificato. Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. 
In questo momento il mio animo si allarga per di abbracciare tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10). In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e vive nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia. Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto ferma questa certezza che mi ha sempre accompagnato. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, che cosa mi chiedi? E’ un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai. 
E il Signore mi ha veramente guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza. E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore. Siamo nell’Anno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio d’avermi creato, fatto cristiano…».
Sì, siamo contenti per il dono della fede; è il bene più prezioso, che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo! Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è sua la prima responsabilità; e io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari Fratelli Cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei Collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni; la Segreteria di Stato e l’intera Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nell’ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile. Un pensiero speciale alla Chiesa di Roma, la mia Diocesi! Non posso dimenticare i Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, le persone consacrate e l’intero Popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuore di ogni Pastore, soprattutto del Vescovo di Roma, del Successore dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella mia preghiera, con il cuore di padre. Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio. A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. E’ vero che ricevo lettere dai grandi del mondo – dai Capi di Stato, dai Capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dall’essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, non un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi poter toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. 
Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell’abbraccio della loro comunione; perché non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui. Il “sempre” è anche un “per sempre” - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio. Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante. Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che voglio vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito. Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa perché accompagni ciascuno di noi e l’intera comunità ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fiducia. Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!

lunedì 4 marzo 2013

Grillo: la storia di un comico che non fa ridere!


L'oscurità nei conti del M5S Grillo incassa 500mila euro ma non c'è traccia di spesa

"Ogni spesa sarà documentata", si legge sul blog. Ma degli oltre 500mila euro incassati, non c'è una lista di donatori e le spese effettuate ammontano a zero euro

Finanziatori invisibili e zero spese. A fronte di un incasso di 550.348 euro. In quello che dovrebbe essere il regno della trasparenza regna l'oscurità.
O quantomeno la lentezza. Perché sul blog di Beppe Grillo, alla voce donazioni, campeggia un messaggio che sa di stantìo.
"Mancano meno di due mesi alle elezioni politiche, per vincerle abbiamo bisogno del tuo aiuto, di fondi per pagare le spese legali (che al momento ammontano già a 120.000 euro per i due studi legali che ci assistono da luglio e senza i quali non avremmo avuto nessuna possibilità di partecipare alle elezioni, né di riuscire ad avviare la raccolta firme in così breve tempo), per la promozione del M5S nel periodo pre elettorale, per la mia tournée non-stop che partirà subito dopo la Befana fino alle elezioni per tutta Italia, per organizzare eventi nazionali e per fornire ogni supporto on line agli attivisti. Anche pochi euro saranno utili". Di soldi ne sono arrivati. Da chi non si sa, dal momento che nessuno dei 13.949 donatori è presente in una lista. Tutti anonimi. Tutti invisibili.
L'altro aspetto che fa storcere un po' il naso è la differenza tra l'incasso e le spese sostenute. Queste ultime infatti ammontano a zero. Il dato è aggiornato alla data odierna. Non ci sono nemmeno i costi citati degli studi legali (pari a 120mila euro). Promozione del Movimento 5 Stelle; tournée di quasi due mesi; eventi nazionali e support on line agli attivisti? Tutte spese imprecisate. O non sostenute.
Eppure sullo stesso blog dell'ex comico genovese c'è scritto: "L’obiettivo è raccogliere un milione di euro. Ogni spesa sarà documentata e l’eventuale residuo sarà destinato al conto corrente per i terremotati dell’Emilia". La verità è che fino ad oggi di fatture e rendiconti non vi è traccia. Misteri della rete. Lui che si è sempre scagliato contro il finanziamento pubblico ai partiti, che è sempre stato contrario all'entrata dei soldi in politica - pena i rischi del mecenatismo all'italiana - e che ha predicato trasparenza apre alla donazioni e incassa soldi che non spende?

domenica 3 marzo 2013

Il cancro italiano: certa magistratura!


Luttwak processa Woodcock: "Non può compiere certe azioni senza rispondere alla giustizia"

Gli Stati Uniti accusano duramente il pm: "La sua è una tirannide sulla democrazia". E invitano a fare un'indagine su di lui

"Gli Stati Uniti non prestavano una tale attenzione all'operato dei magistrati italiani dai tempi di Tangentopoli". A denunciare lo stato della "mala giustizia" italiana è il politologo Edward Luttwak che, in una lunga intervista sul numero di Panorama da oggi in edicola, critica pensantemente l'uso delle intercettazioni a partire da quelle tra l'ex ministro Nicola Mancino e l'attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Rispondendo alle domande della giornalista Annalisa Chirico, Luttwak si dice "impressionato" dalla storia di Alfonso Papa, "il deputato che è stato espulso dal Parlamento per essere spedito in carcere""Può accadere anche in altri Paesi che un parlamentare sia estromesso per essere processato e poi eventualmente condannato - ha spiegato il politologo statunitense - se invece quella persona viene trasferita dall'aula alla galera senza un processo, si presume si tratti di un pericoloso criminale. Se così è, Papa dovrebbe essere ancora in prigione. Mi risulta invece che sia a piede libero". Nell'intervista Luttwak pronuncia parole durissime anche nei confronti del pmHenry John Woodcock, che rappresenta la pubblica accusa nel processo sulla presunta P4. "Woodcock non può compiere simili azioni senza risponderne - ha continuato Luttwak - deve essere buttato fuori, o quantomeno indagato immediatamente. È chiaro che non si tratta di un errore dovuto a negligenza, ma c'è a monte un disegno lucido e ragionato". E ancora: "Un dentista che anziché toglierti un dente li estrae tutti, deve risponderne. Il pm Woodcock, che compie arresti clamorosi e imbastisce processi che spesso finiscono con buchi nell'acqua, non risponde a nessuno. La prima è una tirannide su un paziente, la seconda su un'intera Repubblica".

sabato 2 marzo 2013

Una settimana all’Estero: in Italia.


Dopo oltre 30 mesi di “forzato esilio” (derivante da una sentenza italiana che mi imponeva di abitare a pochi metri da chi ha tentato di uccidermi) dalla mia Patria natia e conseguente peregrinazione in giro per il Mondo (Francoforte, Dubai, Wiwersheim, Bruxelles e Lille) eccomi pronta a tornare a “casa”: in realtà la mia destinazione non è Monza (dove ho vissuto la mia infanzia) e né Milano (dove sono nata), ma Genova.
Qui vive un mio zio, ma soprattutto c’è l’ospedale pediatrico più importante d’Europa.
Durante il mio “vagabondare” fuori dall’Italia sono riuscita a procreare una stupendissima bimba, pur rimanendo “single”; anzi, di più: durante una convivenza con un’altra ragazza!
Ok, ok, vi svelo il trucco: gli ultimi mesi di convivenza mi “consolavo” anche con un amichetto francese, di Lille (il suo nome lo evito, visto che si è defilato ben prima di sapere che ero incinta, accontentandosi di qualche “segnale sospetto”. E, adesso che mi vede con la bimba in braccio, al massimo muove la manina a mo’ di bambino delle Elementari come suo spassionato saluto.
La bimba si chiama Alice; a volte la chiamo “Alice junior” per via che non la vedo ancora la reincarnazione della mia gemellina, ma il frutto di una mia crescita (morale, spirituale e fisica) ancora in continua espansione…
Questa bimba ha una sequela interminabile di problemi, il più importante di questi è senza dubbio quello, anzi quelli, legati al cuore.
Cosicché, dopo aver consultato la “cream” degli specialisti francesi (Lille e Parigi) eccomi in procinto per tornare in Patria.
Pullman da dove abito (un conventino poco fuori città) a Lille, da qui treno per Bruxelles (che qui chiamano Brussels) e infine volo fino al “Cristoforo Colombo” di Genova: non mi ricordavo di aver mai visto aeroporti totalmente sul mare, in stile palafitta. Ma, per fortuna, il nostro pilota è riuscito a fermarsi ben prima del recinto che divide la terraferma dall’acqua. Applauso (tutto italico, che vergogna!) al pilota (in caso di schianto l’applauso non glielo si fa!) e tutti giù per terra: recupero del passeggino (lasciato nel vano-piloti) e della mega-valigia e via a trovare lo zio che ci aspetta.

Nel viaggio in auto fino a casa sua mi godo dei manifesti elettorali: sembra che ognuno voglia fare il politico, da magistrati a comici, a cassintegrati, no-TAV, no-global, no-tutto, saltimbanchi e ballerine…
Cerco di radunare le idee e riesco a dividere i candidati in tre gruppi: il primo possiamo nominarlo del “Kamasutra” visto che, con poco sforzo a modificarne il nome, possiamo definirlo composto da Prendola-Di Dietro, Bocchino e Ingoia; ovviamente all’interno di Casini Fini, o in altri modi detti “Bordelli di lusso”
Il secondo gruppo è mutuato dai cartoni per bambini, composto dal Grillo-sempre-parlante e da Gargamella e il Puffo blu (avete notato che Berlusconi è sempre vestito di blu?). Ovviamente Gargamella sembra sempre il più forte e vuole mangiarsi il Puffo ma questi, ben più furrrrrbo, riesce sempre a salvarsi la ghirba e a sbeffeggiarlo.
E’ successo anche questa volta!
Il terzo gruppo è senza dubbio il più macabro: la lista “ciNica” con MoRti come suo massimo esponente (e, visto cos’ha combinato nei suoi 13 mesi di disastri totali) sembra vantarsi dei tanti suicidi che ha provocato. Come a dire “se non ci fossi stato io tutti questi morti, un domani, avrebbero preteso una pensione!”
Un ragionamento filato, non c’è che dire!

Per fortuna ho goduto solo degli ultimissimi sprazzi della campagna elettorale e mi sono subito tuffata sugli incontri con i Medici del Gaslini.
Entrando in questo ospedale ci si domanda se si è finiti bel centro storico cittadino o in un luogo di cura: stradine strettissime, budelli con piccole siepi e auto parcheggiate quasi sugli alberi.
Poi spunta un complesso nuovisssssimoooo: sembrano gli alberghi di Dubai nel bel mezzo del deserto. Come l’hanno chiamato sto palazzotto nuovo? “Ospedale di giorno”! O_O
Ci si aspetterebbe anche un “ospedale di notte” e un calendario dove specificare quando inizia il giorno e quando la notte.
Ma chiamarlo, non so, “day hospital” sembrava troppo poco europeo?
Comunque è stupendo!
Avranno speso milioni di Euro, cioè tutto, visto che non sono rimasti nemmeno i 50-100 Euro per mettere un paio di cartelli al suo interno, che chiarisca dove andare e cosa fare.
Le Operatrici agli sportelli si dividono nelle categorie delle “professionali e gentilissime” e delle “zitelle e acide”. Io ho provato entrambe le categorie e posso ritenermi felice per questo: “bisogna provare di tutto nella vita” ripetevano a scuola. Beh, di mooolte cose preferisco far provare ad altri e poi me le faccio raccontare! :D hahahaha
I Medici sono in gambissima, questo va detto. Come va detto che seguono i bimbi in modo gentile e amorevole; molto meno gli adulti che vengono bistrattati e quasi allontanati, come se fossero un’appendice (per altro sgradita) del bambino.
Io ho “spalle grosse e forti” e non mi sono mai abbattuta per i modi con cui mi trattavano. Nemmeno quando, per allattare Alice, mi hanno messa in uno stanzino tipo quello per le scope, a fianco del gabbiotto delle infermiere che, passando, guardavano (tutte e tutti) dentro con molto stupore. Eppure era proprio quella la stanza adibita ad allattare!
In un enorme ospedale pediatrico, tra l’altro definito “di giorno”, hanno tenuto uno stanzino “2 metri per 2 metri” (ad essere generose) per cambiare i bimbi ed allattarli. Ah, ovviamente, il pannolino sporco va portato in un altro stanzino, a circa 50 metri di distanza, dove buttarlo. Mah!?!?
Almeno qui vige l’ottimismo sfrenato: va tutto bene, la bimba reagisce, non va operata. Va tutto così bene che “sarebbe meglio portarla all’ospedale San Martino per ulteriori accertamenti”
Mistero della fede!
In Francia erano tutti propensi per l’operazione chirurgica, in Italia tutti a scongiurarla: a questo punto mi sono sentita in obbligo a dire che, se era una mera questione di costi, io ero disposta a pagarla di tasca mia l’operazione. Non l’addebitavo alla Regione Lombardia (da dove provengo) e nemmeno alla sfasciatissima Italia. Poi, con gli esiti delle ultime votazioni politiche, si sente un’aria pesantissima di sfiducia, di “gran casino”. Siete riusciti a mettere fuori gioco l’unico che avrebbe avuto i mezzi e la forza per rimettere in piedi la nazione, complimenti! (Un motivo in più per non rimpiangere l’esilio forzato, specie se dovessi parlarvi dell’attuale italica magistratura: non tutta, ma di quella minoranza chiassosa e visibile sui “media”)

In ogni caso adesso sono tornata al conventino, dopo una settimana italiana trascorsa da un ospedale e l’altro, inframmezzata da una gita al “Porto Antico” di Genova (credo che di “antico” abbia solo il nome, visto che, a dir tanto, avrà 20 anni la sua costruzione) e all’Acquario:  prezzo al 100% ma le vasche aperte sono non più del 60-70%. Foto ricordo (lasciata ai miei zii) e una marea di “mosconi” (a Genova li chiamano “tacchini”, sarà la grandezza del “moscone”? Ahahah): ragazzi e signori (anche con i capelli bianchi) dediti a costruire frasi con parole mielose, a inviti per ognidove e ad aiutarti in ogni tua esigenza, addirittura a spingere la carrozzina, a scavalcare un ponticello, a spiegarti il tipo di animale si sta vedendo nella vasca (basterebbe leggere la descrizione in appositi cartelli). E poi a offrire caffè, aperitivi e cene…
Non ho accettato nulla di tutto ciò, anteponendo la mia dignità da zitellaccia al risparmio di qualche centesimo, ma mi ripropongo che, alla prossima “gita” in Italia potrei vivere spesata e coccolata da tutti questi “amici” dell’ultima ora. Ahahahah.
Dai, ragazzi ed ex-ragazzi: ormai sono una mamma, anche se ho 22 anni; ho un peso sulle spalle. E credo di saper distinguere gli esseri umani! Sono una (ex?) maschiaccia, non dimenticatelo.

Alla prossima, un bacio.
Flaviaccia


lunedì 11 febbraio 2013

Tempi duri per chi ama i Monti: da Mario a MPS


Condoniamo noi 

Non solo banche e senatori a vita

Il sistema bancario italiano, tanto caro a Monti e tanto contiguo a Bersani, si sfalda, intasato da derivati e titoli spazzatura. Che cosa dovremmo fare? Restituire soldi e condonare banche e banchieri invece dei lavoratori?

Il sistema bancario italiano, tanto caro a Monti e tanto contiguo a Bersani, si sfalda, intasato da derivati e titoli spazzatura frutto della finanza facile che ha arricchito negli anni scorsi finanzieri e manager (che non contenti, come evidenzia l'inchiesta Montepaschi, si tenevano pure tangenti). Per questo in Borsa gli investitori scappano da titoli a rischio. Ma la colpa di chi è? Di Berlusconi, ovviamente, sostengono i contendenti elettorali e, in parte, le centrali mediatiche internazionali, tipo Financial Times eWall Street Journal. I mercati, secondo questa tesi, sarebbero contrari ai provvedimenti annunciati da Berlusconi in caso di ritorno al governo: la restituzione dell'Imu e, cosa di ieri, una possibile sanatoria per le cartelle Esatri.
Non è così, e la prova sta nel fatto che le Borse sono crollate ieri in tutta Europa (e pure in America) e che lo spread è risalito anche in altri Paesi, Spagna in testa. Ma anche se così fosse, che cosa dovremmo fare? Restituire soldi e condonare banche e banchieri invece dei lavoratori rapinati e tartassati da un fisco impazzito? In questa trappola ci siamo già caduti nell'ottobre del 2011, affidando il comando al governo dei tecnici, cioè delle banche, degli speculatori e dei potentati europei. Adesso basta, che paghino un po' anche loro e si ridia fiato, anche attraverso un condono, non agli evasori ma a persone in difficoltà che hanno dovuto scegliere tra salvare la famiglia, pagare i dipendenti o ingrassare uno Stato sprecone. E che giustamente hanno scelto la prima opzione.
Non fidatevi di Monti, uno che per mettersi, come dice lui, al servizio del Paese ha preteso e ottenuto di essere nominato senatore a vita (25mila euro al mese fin che campa). Ieri il Pdl ha chiesto le sue dimissioni. Che abbia il coraggio di mettersi alla pari con i suoi contendenti. Non lo farà, e la cosa non stupisce. Uno che ha dato quattro miliardi a una sola banca (il Monte di area Pd) e si indigna perché Berlusconi quei quattro miliardi (di Imu) li vuole dare a tutti noi, o è in malafede o non è attrezzato per fare il leader del Paese. O forse tutte e due le cose insieme.

domenica 10 febbraio 2013

Mettiamo un dito nell'occhio della crisi


Quando si pensa che i propri soci siano tutti degli imbecilli si fa malissimo a tenerli. Si pensa di sfruttarli e di bere il loro sangue ma si vede solo il presente, non il futuro. Ed una statista che si rispetti deve pensare al futuro altrimenti è lei fuori gioco, magari domani: oggi è "bella" e brava, ma domani si vedono le trame del suo piano, del suo aver preso per il naso i soci che, magari, di lei si erano fidati.
Stiamo parlando di Angela Merkel, di quella persona, tanto per capirci, che il quotidiano "La Repubblica" scrisse per settimane che Berlusconi la definì "una inchiavabile culona"! Ok, è proprio quello che tutti al Mondo pensano (forse non lei visto che si è sentita offesa), ma, dopo un anno, si è saputo che quella frase era stata inventata da "La Repubblica" stessa per "sputtanare" il premier italiano. Come se, così facendo, non avesse "sputtanato" tutti gli italiani.
Ma a "La Repubblica", come a tutti i sinistrorsi italici, cosa importa se l'Italia, TUTTI NOI (loro compresi) affondiamo nella cacca: pur di affondare anche LUI, Silvio Berlusconi, tutto è lecito, tutto è giusto e tutto va fatto per "la causa".

Angela Merkel: non beve per dimenticare, ma come alibi alle cose che dice (e che fa)
Ma torniamo alla "culona": è così convinta di essere la più furba al Mondo che non si è accorta che il Mondo l'ha sgamata da tempo; deve solo liberarsi dai lacciuoli con cui si è fatta ingabbiare quando a governare i singoli Stati c'erano persone NON sprovvedute o ignoranti o incapaci, MA IN MALA FEDE: in Italia abbiamo ancora chi si vanta di questo, di averci portato in casa l'Euro in cambio di TUTTI i nostri soldi e di molto del nostro sangue. Questo "bel tomo" è Romano Prodi!
In realtà non si è dimostrato nè "romano", ovvero attaccato ai solidi valori di Patria e di rispetto verso chi (quelli sì, ingenuamente) l'avevano votato, e nè, tanto meno, "prode": anzi si è dimostrato un vigliacco a fare le cose alle nostre spalle mostrando un ghigno di falso moralismo, rubato ai vetero democristiani di stampo vaticano/curiale.

Dopo la carrellata sui personaggi chiave ecco un passo che ci chiarisce meglio di cosa stiamo parlando, del perché siamo noi in crisi e non la Germania.


E’ uno dei tanti paradossi dell’euro: ai tedeschi, ai severissimi tedeschi, è concessa una facoltà che è negata agli altri membri dell’eurozona e che è fondamentale per tenere bassi i tassi di interesse sul debito pubblico. Trattasi del diritto, accordato alla Bundesbank, di comprare i Bund quando non ci sono abbastanza acquirenti. Come spiega Mario Grigoletti nel sito “capire davvero la crisi”, di cui sono uno dei cofondatori, questo diritto è negato all’Italia. E si tratta di una discrepanza tutt’altro che secondaria, perché quano i titoli di Stato di un Paese sono sotto attacco, il fatto che la banca centrale possa acquistare quelli invenduti, sostituendosi agli acquirenti privati, permette di tenere bassi i tassi di interesse e, in ultima analisi, di scongiurare un default.
Per intenderci: se la Banca d’Italia avesse avuto questa possibilità, lo spread non sarebbe schizzato alle stelle. Ma non l’aveva e sappiamo com’ è andata a finirte, mentre la Bundesbank ce l’ha e se ne avvale molto più frequentemente di quanto si immagini (leggete l’articolo di www.capiredavverolacrisi.com ). E così riesce a rifinanziarsi a tasssi molto più bassi dei nostri.
Trattasi di un espediente, utilissimo ma molto italiano e poco tedesco. Eppure negato agli italiani e praticato dai tedeschi. In un gioco delle parti invertito, che grida vendetta. Perché le regole dell’Eurozona, applicando il sillogismo, anche morale, tanto caro alla Merkel, devono valere per tutti. E allora Berlino dia l’esempio e rinunci al privilegio oppure  la Ue lo estenda a tutti i membri.
Perché l’Italia tace? Perché non solleva il problema nel Consiglio europeo? L’Italia deve sempre e solo subire?

lunedì 28 gennaio 2013

10 domandine a Bersani & Compagni


Dieci domande a Bersani su Mps

Bersani alza un muro: "Il Partito fa il partito, la banca fa la banca". Ma il muro non c'era quando Mussari arrivava nel 2001 alla testa della Fondazione, quando la Fondazione, che controlla in modo ferreo l'istituto di credito, era una galleria di facce targate Pd o quando Mussari se n'è andato consegnando cumuli di macerie

Il Partito fa il partito, la banca fa la banca. Alza un bel muro, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Lui sta da una parte, i banchieri di Siena, quelli di ieri che hanno svuotato il più antico istituto di credito al mondo e quelli di oggi che tentano di salvarlo, dall'altra.
Il segretario Pd Pier Luigi Bersani e Giuseppe Mussari
Ma questo muro dev'essere un argine invisibile. Non c'era quando Mussari arrivava nel 2001 alla testa della Fondazione, benedetto dalla dirigenza del partito. Fra una standing ovation e l'altra. Non c'era quando la Fondazione, che controlla in modo ferreo, oggi per fortuna un po' meno, l'istituto di credito era una galleria di facce targate Pd e ancora Pd: 13 su 16 nel board che conta. E non c'era nemmeno quando Mussari, dopo aver fato il bello e il cattivo tempo per un decennio e anche più, se n'è andato. Consegnando cumuli di macerie alla collettività.
1. Onorevole Bersani, lei afferma di non avere alcun imbarazzo per la vicenda Mps perché il Pd si occupa di politica, non di banche. Perfetto. Però Massimo D'Alema, che se non sbaglio è del suo stesso partito, ha dichiarato alla Stampa: «Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona dell'ex sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio d'amministrazione del Monte dei Paschi». Il Pd di Bersani non si occupa di banche, il Pd di D'Alema invece sì, al punto di cambiare tutto il vertice del Mps?
2. Il partito non si occupa di banche, però i 16 membri del comitato d'indirizzo della Fondazione Mps che a sua volta controlla la banca vengono così nominati: 8 dal Comune di Siena, targato Pd, 5 dalla Provincia di Siena, targata Pd, 1 dalla Regione Toscana, targata Pd e uno a testa, infine, dall'università e dalla Curia. Il Pd non ha le mani nella banca ma ha, a stare bassi, tredici dei suoi uomini nello strategico comitato d'indirizzo della Fondazione. Tredici su sedici: non è un è po' troppo per dire che il partito è estraneo alla banca?
3. Il Pd non poteva sapere, perché il Pd, e i DS prima del Pd, e il Pds, prima dei Ds, e il Pci, prima di tutti gli altri, pensa alla politica. Però tutti questi partiti, che poi sono lo stesso nelle sue diverse evoluzioni, seguivano con attenzione quel che avveniva in una città simbolo come Siena. Le risulta che uno dei cavalli di battaglia del candidato sindaco Franco Ceccuzzi fosse: «La Fondazione non scenderà mai sotto il 50 per cento della banca»? Come mai Ceccuzzi diventò sindaco contravvenendo alla regola aurea che lei adesso richiama: «Il Pd non si occupa di banche»?
4. Ceccuzzi fu di parola. A luglio 2011, la Fondazione si svenò sottoscrivendo un aumento di capitale della banca e così s'indebitò, facendo saltare tutti i parametri, per mantenere il controllo assoluto della banca. Non vede una certa coerenza fra i comizi di Ceccuzzi e il comportamento della Fondazione? E, dettaglio ulteriore, le risulta pure che questa coerenza fosse il frutto di un documento scritto, con la Fondazione come cassa di risonanza dei desiderata del primo cittadino? Coda curiosa: il collegio sindacale della Fondazione si oppose all'aumento di capitale, ma l'operazione andò avanti...
5. Le risulta anche che il tentativo di svecchiare e rinnovare la Fondazione, che ripeto è la cabina di regia della banca, sia partito proprio dall'unico posto da cui poteva partire cioè il gruppo del Pd in consiglio comunale, grossomodo alla fine del 2011? E forse le risulta anche che il tentativo di cambiamento provocò una feroce spaccatura dentro il partito nella città del Palio e che il sindaco, sempre per seguire la massima che la politica è estranea alla banca e alle sue vicende, di fatto governò il rinnovamento della Fondazione centellinando le facce nuove?
6. L'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, avvocato calabrese e storico militante del Pci-Pds-Ds, nel periodo che va dal 27 febbraio 2002 al 6 febbraio 2012 ha versato a titolo personale nelle casse del partito, il suo partito, 683.500 euro. Forse avete cacciato un vostro disinteressato benefattore? Certo, i soldi sono stati destinati alla federazione provinciale di Siena, ma questo basta per dire che Roma non c'entra niente con questa storia? Comunque ancora ad agosto 2012, con la banca in acque agitate, Mps sponsorizzava con 10 mila euro la Festa del Pd. Marketing? Mah. Piuttosto, sempre e solo simpatia?
7. Le risulta che l'arrivo dell'avvocato Mussari nel 2001 alla testa del Monte dei Paschi fosse stato sponsorizzato, sempre per il principio che il partito non fa incursioni nel mondo della finanza, dai seguenti personaggi: il magnifico rettore dell'università Luigi Berlinguer, oggi curiosamente capo dei probiviri del Pd; il parlamentare eletto in città Franco Bassanini; Massimo D'Alema e Giuliano Amato da Roma? D'Alema del resto rivendica, come abbiamo ricordato un momento fa, l'uscita di scena di Mussari, dunque tutto torna. O no?
8. L'alleanza fra i quattro, il quadrilatero, si ruppe rovinosamente negli anni successivi ai tempi dell'operazione Unipol. A dirlo, sempre in base al fatto che il partito fa gli affari suoi e pure quelli delle banche, fu proprio Bassanini in un'intervista a Panorama: «Consorte e D'Alema fecero pressioni su Siena perché si alleasse con Unipol», ovviamente nella scalata a Bnl. «Chi difese l'autonomia di Mps - prosegue Bassanini - come me e Amato venne emarginato». Non le pare, visto tutto quello che è successo, un'accusa grave?
9. Massimo Mucchetti, autorevole giornalista economico per lungo tempo vicedirettore ad personam del Corriere della sera, oggi che è candidato del suo partito, capolista al Senato in Lombardia, dice ala Stampa: «Non vedo una responsabilità oggettiva del partito, ma della città». Solo che la città è da sempre nelle mani del partito comunista e dei suoi eredi. Insomma, passando per Siena non è che si ritorna Roma, alla sede del suo partito? Non è che buttare tutte le colpe, passate, presenti e future, sulle teste calde del Granducato di Toscana sia un modo un po' troppo comodo per sfuggire a responsabilità che sono molto più grandi e gravi?
10. C'è chi dice che l'attuale numero uno di Mps Alessandro Profumo sia stato scelto a Roma, dopo frenetiche consultazioni ai piano alti del suo partito. Solo malignità e voci incontrollabili che non meritano nemmeno una precisazione? Certo, Profumo, che pure sta meritoriamente aprendo i cassetti in cui sono custoditi i segreti e le sofferenze della banca, si è impegnato in campagna elettorale sostenendo in Lombardia il candidato del centrosinistra al Pirellone Umberto Ambrosoli. Insomma, siamo ancora al tanto vituperato collateralismo fra il partito e l'istituto di credito più antico ma oggi anche più invecchiato al mondo?

domenica 27 gennaio 2013

Il "sinistro" nascondino a nostre spese! E la Magistratura non vede nulla...


Monti e Bersani sbancati

Il premier e il leader democratico si accusano a vicenda per lo scandalo Montepaschi. L’inchiesta si allarga: vacilla il sistema della finanza rossa


Ci sono impresentabili ladri di polli, altri perché truffatori da strada, altri ancora che fanno la cresta sulle note spese pubbliche.
Non ci stupiamo più, ne abbiamo viste e raccontate di ogni genere. Ma i peggiori, e più pericolosi, sono gli insospettabili che si muovono con autorevolezza tra salotti e palazzi e che godono di buona stampa.
Non elemosinano una vacanza o un’auto di lusso, stanno alla larga, almeno ufficialmente, da donnine e vizi italici. È che sono assetati di potere e, per arrivarci o mantenerlo, hanno bisogno di montagne di soldi, centinaia di milioni, a volte miliardi. Altro che P2, P3 o P4. Gli impresentabili veri e invisibili oggi si annidano in quella ragnatela di potere che è la finanza rossa, un intreccio tra banche, colossi assicurativi, sistema di cooperative e giornali che fanno girare i soldi per alimentare e sostenere il Pd. Il quale ricambia, tramite la politica (governi, comuni, enti pubblici), procurando loro nuovi affari e commesse.
La Coop non sei tu, come dice lo slogan, sono loro, un cerchio magico di politici e affaristi che godono, a differenza di altri, di una sostanziale immunità giudiziaria. Per questo fa ridere che Bersani e soci cerchino di chiamarsi fuori dallo scandalo Monte dei Paschi. Hanno permesso che miliardi di euro, privati e pubblici, venissero usati dalla «loro» banca con una disinvoltura criminale. Hanno ottenuto coperture di livello, silenzi che valgono oro. Non si sono chiesti come mai il Monte abbia acquistato per 10 miliardi una banca, l’Antonveneta, che tre mesi prima ne valeva 6. E oggi non si chiedono se per caso la differenza sia finita in qualche tasca invece che a finanziare aziende e famiglie. Belsito e Bossi Trota, a confronto, sono galantuomini gettati in pasto all’opinione pubblica per saziare la rabbia popolare.
Ma soprattutto fa ridere che solo ieri Monti si sia accorto che il Montepaschi è una banca del Pd. Ma chi vuole prendere in giro, lui che è cresciuto a pane, banche e circoli esclusivi, quanto ben informati? Il premier in loden sente puzza di bruciato e si chiama fuori dopo che aveva fatto approvare con voto di fiducia un nuovo finanzia­mento miliardario alla banca rossa. Monti e Bersani hanno paura e scappano, come dei Corona qualsiasi. E si scaricano a vicenda le colpe come fanno, appunto, gli impresentabili. Non sono Trote, ma pesci sì, in barile.

sabato 5 gennaio 2013

No, non ditemi che è questa la mia Patria!


Roma, figlio muore in un incidente Alla madre chiedono 700 euro per pulire il sangue

Una lettera recapitata alla madre chiede settecento euro per la pulizia della carreggiata, dopo lo schianto in cui è rimasto vittima il figlio

Settecento euro per pagare la pulizia di un tratto di strada di Roma dove il figlio è morto. Soldi che serviranno a coprire l'intervento di Sicurezza e Ambiente, società che si occupa di ripristinare le condizioni delle strade dopo gli incidenti.
La notizia - riportata da Repubblica - ha dell'incredibile. Sembra uno scherzo di pessimo gusto, ma non lo è. La madre di Valerio Leprini, morto nel 2009 in un incidente stradale, ha ricevuto dopo l'incidente mortale una lettera con la richiesta di settecento euro per la pulizia della carreggiata.
Valerio, 15enne, "morì sbattendo la testa su un palo dell'illuminazione pubblica fuorilegge", spiega la madre. Una circostanza per cui tre vigili e un funzionario del X municipio sono "imputati per omicidio colposo". Il palo fu eliminato dopo l'incidente.
Nei giorni successivi la madre di Valerio ricevette la lettera in cui le si chiedeva di pagare 700 euro. Una cifra non da poco. L'accusa della donna non è però principalmente sulla cifra. Ma sulla "sensibilità da utilizzare in simili circostanze".  "A questo punto non mi stupirei se un domani mi dovessero chiedere di risarcire il palo dell'illuminazione pubblica ammaccato dalla testa di mio figlio".