venerdì 22 gennaio 2010

Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange


Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange (di Jan Hunt)
Pubblicato su Non togliermi il sorriso (http://www.nontogliermiilsorriso.org/drupal)


1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, ma possono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma può sorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma può piangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suo pianto viene ignorato, potrebbe ricevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini che ricevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramente
amati e accettati.

2. Se i tentativi del bambino di comunicare tristezza o rabbia vengono sistematicamente ignorati,
non può imparare in che modo esprimere quei sentimenti con le parole. Il pianto ha bisogno di
ricevere una reazione appropriata e positiva affinché il bambino capisca che tutte le sue emozioni
sono accettate. Se le sue emozioni non sono accettate, e viene ignorato o punito perché piange, egli
riceve il messaggio che la tristezza e la rabbia sono inaccettabili, non importa come siano espresse.
È impossibile per un bambino capire che le espressioni di tristezza o di rabbia potrebbero essere
accettate con parole appropriate una volta che sia cresciuto e in grado di usare tali parole. Un
bambino sa soltanto comunicare nei modi che gli sono possibili ad ogni età, può solo riuscire a fare
quello che ha avuto l’opportunità di imparare. Ogni bambino fa il suo meglio secondo la sua età,
l’esperienza, e le circostanze del momento. È decisamente sleale punire un bambino per non aver
fatto più di quanto sappia fare.








3. Un bambino al quale sia stato dato il messaggio che i suoi genitori gli risponderanno solo quando lui è "buono" inizierà a nascondere il "cattivo" comportamento e le "brutte" emozioni agli altri, e anche a se stesso. Rischia di diventare un adulto che sopprime le brutte emozioni e non è capace di comunicare la piena varietà di emozioni umane. Infatti, ci sono molti adulti i quali trovano difficile esprimere rabbia, tristezza, o altre "brutte" emozioni nei modi appropriati.

4. La rabbia che non può essere espressa nella prima infanzia non scompare semplicemente.
Diventa repressa e si accumula col passare degli anni, fino a quando il bambino non è più capace di
contenerla, ed è cresciuto abbastanza da non temere più una punizione fisica. Quando alla fine
questo contenitore di rabbia si spalanca, i genitori possono essere scioccati e perplessi. Hanno
dimenticato le centinaia o migliaia di momenti di frustrazione che hanno riempito questo
contenitore durante gli anni. Il principio psicologico che "la frustrazione porta all’aggressività" non
è mai così ben visibile quanto nella ribellione finale di un adolescente. I genitori dovrebbero essere
aiutati a capire quanto sia frustrante per un bambino sentirsi invisibile quando il suo pianto è
ignorato, o sentirsi indifeso e scoraggiato quando i suoi tentativi di esprimere i suoi bisogni e i suoi
sentimenti vengono ignorati o puniti.

5. Siamo tutti nati sapendo che ogni emozione che proviamo è legittima. Gradualmente perdiamo
questa convinzione se solo la parte "buona" di noi stessi ci fornisce risposte positive. Questa è una
tragedia, perché solo quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, nonostante gli errori,
possiamo avere relazioni davvero amorevoli. Se non siamo pienamente amati e accettati
nell’infanzia, rischiamo di non imparare mai cosa si prova o come si comunica tale accettazione
verso gli altri, non importa quanta terapia o letture o riflessioni facciamo. Quanto più serene
sarebbero le nostre vite se semplicemente avessimo ricevuto amore incondizionato attraverso i
nostri primi anni!


6. I genitori che si chiedono se rispondere o no al pianto dovrebbero riflettere su quali sarebbero le loro reazioni in situazioni simili. Alcuni genitori considerano appropriato ignorare il pianto di un bambino, eppure, provano intensa rabbia se il loro partner li ignora quando tentano di fare conversazione. Molti nella nostra società sembrano credere che una persona debba avere una certa età per avere il diritto di essere ascoltata. Ma quale età sarebbe? Neonati e bambini non sono persone meno importanti solo perché sono piccoli e indifesi. Anzi, più qualcuno è indifeso, più merita la nostra compassione, attenzione e assistenza.

7. Se ai bambini si insegna attraverso l’esempio che le persone indifese meritano di essere
ignorate, rischiano di perdere quella compassione per gli altri con la quale tutti noi esseri umani
siamo nati. Se, da neonati indifesi, i loro strilli vengono ignorati, iniziano a credere che questa sia la
reazione appropriata verso quelli che sono più deboli di loro stessi, e alla "Legge del più forte".
Senza compassione, si prepara la fase della violenza che verrà in seguito. Quelli che si chiedono
come un criminale abbia potuto non avere pietà per le sue vittime devono considerare le origini
della perdita di quella compassione. La compassione non scompare improvvisamente. Viene rubata,
attraverso un allevamento indifferente o punitivo, goccia dopo goccia, finché si esaurisce. La
perdita della compassione è la tragedia più grande che possa capitare a un bambino.

8. Quando un bambino impara dall’esempio dei suoi genitori che è giusto ignorare il pianto di un
neonato, egli tratterà con naturalezza allo stesso modo i propri bambini, a meno che ci sia qualche
intervento di altri. Essere inadatti come genitori è qualcosa che si tramanda per generazioni fino a
quando delle circostanze fortuite cambiano quel modello. Quanto sarebbe stato molto più facile per
un genitore aver imparato durante l’infanzia come si trattano i propri figli! Forse il circolo vizioso
dei comportamenti sbagliati dei genitori può iniziare a cambiare quando mai più degli spettatori
passino e si allontanino da un bambino che piange disperatamente senza fermarsi per aiutarlo.
Questa potrebbe essere la prima volta che un bambino riceve il messaggio che i suoi sentimenti
sono legittimi ed importanti, e questo messaggio cruciale sarà ricordato più tardi quando loro stessi
avranno un bambino.


9. Il pianto è un segnale provvisto dalla natura allo scopo di disturbare i genitori affinché vadano incontro ai bisogni del neonato. Ignorare il pianto di un bambino è come ignorare la sirena di un allarme antincendio perché ci dà fastidio. Il segnale è stato progettato per disturbarci così che possiamo prestare attenzione a una situazione importante. Solo una persona sorda ignorerebbe un allarme antincendio, eppure molti genitori si fingono sordi al pianto del loro bambino. Il piangere, come il segnale d’allarme, serve a catturare la nostra attenzione così che possiamo soddisfare i bisogni importanti del bambino. La natura non avrebbe mai dotato i bambini di un richiamo ricorrente senza una ragione.

10. Genitori che reagiscono solo a un "buon" comportamento possono essere convinti che stanno
allevando il bambino a comportarsi "meglio". Eppure loro stessi sentono di collaborare più
volentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una specie
diversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbe
impossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi di
comportamento "adulti". La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che si
comportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nel
modo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché un
bambino sia "maleducato" dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: "Io me la sento di
collaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come ho
appena trattato mio figlio?"
Jan Hunt

Gentilmente concesso da http://www.naturalchild.it/ [1]
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giovedì 14 gennaio 2010

Riprendiamo a scriverci

Lo so, ho fatto una lunga pausa per le festività del Santo Natale.
A proposito, ve li ho fatti gli auguri?
Noooo?
Allora: BUON 2010 A TUTTI!!!!

Ancora qualche giorno che mi sistemo bene nella mia nuova casetta e riprendiamo i contatti: già il raccontarvi le mie (dis)avventure natalizie avrei da riempirvi la testa...... ma poi spero di esservi amica a lungo e di parlare di tante cose.
Se intanto vuoi scrivermi e dirmi tu cosa ti fa piacere discutere, ciattellare, cianciare, ehm.... sarà un piacere continuare il dialogo che c'era prima che "qualcuno" iniziasse la guerra a questo blog.
Ora quei (plurale) "qualcuno" sono a cuccia, chi a Monza (Simona Paganotti), chi a Milano (i miei genitori).
Ed io sono lontanissima da tutti quesi "boatos" italiani.........
Che bello, ragazzi.
E che freddo qui.......

Baci, a presto
La vostra Flaviaccia
(flaviaccia@libero.it)